
COACHING STYLE
Semplicemente Alessio
Questo non è semplicemente un flash sul pensiero e sui metodi di un allenatore. Non è nemmeno il ricordo di un amico che non c’è più. Questo è il mio sguardo stupito su un uomo magnetico, che lo sarebbe stato qualunque mestiere avesse fatto. Lo stesso stupore che avevo quando era vivo, per la sua mostruosa capacità di sdrammatizzare e di semplificare. Cosa? Tutto. La vita stessa.
Conobbi Alessio Baldinelli a Sondalo, luglio 1992, Corso Allenatori Nazionali. Era agli inizi della sua incredibile carriera. Fummo avversari in C1, quando lui partì con la sua leggendaria cavalcata a Jesi. Tre campionati vinti consecutivamente, dal ’95 al ’97, in tre anni dalla serie C alla A2. Pazzesco. Ma non per lui, che replicò l’impresa a Osimo: ancora tre promozioni consecutive, dal 2000 al 2002, in tre anni dalla C alla A. E’ storia.
Ma l’impresa eccezionale, come diceva il poeta, non stava nei risultati. Era farli sembrare normali. Alessio non era un alchimista, fatta eccezione per le sue difese multiple. Le sue squadre giocavano in modo terribilmente semplice e tremendamente efficace, per la sua straordinaria capacità di mettere gli uomini in condizione di fare quello che sapevano fare meglio. Di tranquillizzarli da ogni tensione. O addirittura di convincerli che erano più forti di quanto fossero in realtà. La fiducia in se stessi e nel sistema fa miracoli. E lui intanto sorrideva, sorrideva sempre, come se vincere fosse facile come buttar giù un bicchiere d’acqua.
A Osimo vinse la B2 facendo giocare tre playmaker insieme nel quintetto di partenza. Era la squadra con gli esterni più piccoli del campionato.
A un collega che si diceva preoccupato perché “non riusciva a trovare lunghi”, rispose: “Ma quali lunghi, pensa a far giocare chi sa giocare”. Il suo teorico centro in A2 era Sylvester Gray, che non arrivava a due metri.
Nell’estate del 2003 mi telefona alle 8 di mattina dal suo ufficio. “Prendo un tuo giocatore”. Era appena entrata in vigore la possibilità per i Club professionistici di pescare a piacimento in serie B. “E chi?”, gli faccio io. “Secondo te? Dei tuoi chi è quello più adatto al mio sistema?”. “Gambacorta, che dio ti strafulmini”. Francesco Gambacorta passò senza battere ciglio dagli algoritmi della B2 con me alla semplicità della A2 con lui. “Mi ha chiesto di stare fuori dall’arco ad aspettare gli scarichi e tirare da 3 punti tutte le volte che posso. Stop”. Chiuse l’annata col 50% da tre.
Era uno dei suoi capolavori, chiamare ai massimi livelli chi non ci aveva mai giocato. Un’altra operazione simile la fece con Massimo Macaro, che me la raccontò così: “Quando mi ha telefonato gli ho risposto che aveva sbagliato numero. Solo lui poteva farmi esordire in A2 alla mia età e incoraggiarmi a tirare”.
I nemici del tiro da 3 punti, oggi, lo crocifiggerebbero. Il penetra-e-scarica di Baldinelli prevedeva poco gioco interno e un numero di tentativi da tre sempre superiore a quelli da due. Non per nulla uno dei suoi pretoriani era Claudio Scabini, che segnava anche dall’inferno. Tiravano tutti, anche i teorici lunghi, con una fiducia spaventosa. Ho sempre detto che esistono gli allenatori artisti e gli allenatori artigiani. Alessio era un artista, indipendentemente dal sistema di gioco.
Costruiva le sue squadre da solo, seguendo le sue idee di gioco, non amava i direttori sportivi. Un potentissimo procuratore che voleva scavalcarlo gli disse, sprezzante: “Tu non hai idea di quanto guadagno io assistendo i miei clienti”. Alessio rispose ridendo: “E tu non sai quanto guadagno io con le assicurazioni”. Non aveva mai voluto abbandonare la sua agenzia, valvola di sicurezza per un mestiere incerto.
I suoi uomini stravedevano per lui. Una volta smesso di giocare, se allenavano tentavano di riprodurre il suo metodo. Ma come Baldinelli poteva allenare solo Baldinelli.
Si ammalò. Affrontò il mostro nell’unico modo che conosceva: sorridendo. In punto di morte sposò la sua dolce Francesca, vedova precoce. Continuò a semplificare tutto, anche l’ultimo respiro.
Conservo un ricordo bellissimo. Prima di un Osimo-Senigallia al PalaBellini, in B1, gli ultrà di Osimo chiesero di parlarmi. “Vieni sotto la curva, prima della partita. Sappiamo che eri suo amico”. Andai. Il capo mi lanciò da gradinata a campo una sciarpa giallorossa, i colori di Osimo. C’era scritto semplicemente “Alessio”.

Non l’ho mai conosciuto personalmente perché ho iniziato a Jesi nel 2000 e lui già non c’era più, ma ne ho sentito parlare a lungo da chi lo aveva frequentato e sempre in termini entusiasti.
Grande Doc, è sempre un piacere quando intervieni…
Semplicemente lui….ALESSIO!
Ciao osimana. Saluta le tue ragazze.
Grazie Piero del ricordo!! Lo hai fotografato perfettamente! Ho avuto la fortuna di essere allenato da lui 2 anni e di vincere 2 campionati. Ero molto giovane e giocavo davvero poco,ma lui riusciva a farmi sentire importante pur avendo un ruolo non da protagonista! Ricordo che ci preparava le partite come nessuno sapeva fare in quegli anni! UN FUORICLASSE!!!
Tutto vero. Ciao Marco.
Piero innanzitutto ti ringrazio per avermi mandato questo allegato, mi dispiace per il mitico Alessio ma che sfortunatamente non ho conosciuto personalmente ma solo di fama per quello che ha saputo fare nella pallacanestro. Condivido tantissimo il suo commento nei confronti di quel potentissimo procuratore ( questa categoria ha rovinato questo sport). Ti invidio bonariamente per l’amicizia che hai avuto con lui, questi super allenatori sono rari e preziosi. Un abbraccio Sandro
Abbraccio ricambiato.
Mi hai fatto piangere Piero… Hai tratteggiato Alessio come un’opera d’arte, un po come quell’opera di Bansky venduta all’asta per svariati milioni di dollari, che subito dopo essere stata aggiudicata si autodistrusse. Rimanendo per questo ancora più unica, ma non più visibile. Grazie per avermelo fatto “vedere” per il tempo del tuo scritto…
Mi attribuisci troppo potere… Bella metafora, lui era proprio come il dipinto di Bansky.
Bellissimo ricordo. Credo di essere stato uno degli ultimi allenatori che lo hanno incontrato, quando ero a Montegranaro. Era consumato dalla malattia ma non rinunciava al sorriso e trasmetteva un’energia incredibile. Non avevo la fortuna di conoscerlo bene come amico, ma da collega si guadagnava il rispetto di tutti. Il suo modo originale di allenare era bellissimo e non mi meraviglia che chi lo ha
frequentato abbia cercato di imitarlo. Aveva un grande carisma e un entusiasmo contagioso. Grazie di averlo ricordato
Grazie a te Coach.
Quando è venuto ad osimo sono stato il primo ad accoglierlo stavamo insieme ore ho passato i 5 anni più belli della mia vita insieme a lui quando mi sono sposato nel 2003 mia moglie mi disse se ero sicuro di voler sposare lei o Alessio tanto era il mio amore verso di lui .da 2 anni ho ripreso in mano insieme ad un gruppo di amici la Robur e quando entro dentro al vecchio palas lui è ancora lì speravo di dedicargli la vittoria del campionato non c’è l’abbiamo fatta quest’anno ma caro Alessio è solo rimandata questa dedica stai tranquillo , mi manchi ma so che ci sei li in piedi a fianco della panchina a salutare i tifosi .
In bocca al lupo!
La grandezza di Alessio Baldinelli stava proprio qui: era unico. Si poteva ammirare il suo metodo, ma non copiarlo.
Quella sciarpa con scritto semplicemente “Alessio” dice tutto. Un nome che racchiude affetto, rispetto e un ricordo che il tempo non cancellerà.
Siamo lusingati ogni volta che intervieni.
Posso parlare da amico-fratello di Alessio, giocavo a calcio ma passavo tutte le giornate le ore del giorno insieme a lui , xke eravamo nati insieme. Giocavo insieme a lui , Fiocco , Borri , Coen ecc.. a pallacanestro al campetto del Sacro Cuore, ho imparato da lui a marcare a zona, che mi è servita nel calcio , quando è cambiato lo stesso gioco del calcio . Per me è stato e sarà sempre il mio fratello maggiore, qualsiasi cosa ti succedeva ti dava una mano x risolvere il problema, chi nn lo conosceva bene nn lo amava. Io e tutti i miei e suoi amici l’abbiamo amato e lo amiamo ancora di più adesso che nn è più con noi ma , lui vive in noi e ci protegge e ci da ancora i consigli x risolvere i problemi.
CIAO ALESSIO TI VOGLIO UN GRAN BENE E MAI TI SCORDERÒ
IL TUO FRATELLO ANDREA
Grazie per il tuo intervento.
Ho vissuto Alessio a Osimo ed è stato per me un grande onore.
Ho vissuto uno dei periodi più belli della mia vita, all’interno di una famiglia composta da tante persone diverse ma unite dalla stessa passione.
Alessio ha dato un grande esempio di “democrazia” — lasciatemi usare questa parola, anche se forse non del tutto consona a questo sport — perché, chiunque tu fossi e qualunque ruolo avessi, se eri libero potevi tirare da tre.
In questa avventura ho imparato tanto, ma ciò che mi ha fatto davvero piacere è stato ripercorrere quei momenti di quell’avventura attraverso le parole di questo articolo.
la definizione magnetico descrive il carisma di Alessio.
Grazie
Grazie a te per il tuo ricordo.