
PUNTI DI VISTA
Via i mercanti dal tempio
Il mercato fa schifo. E’ un intreccio di imbrogli, mazzette e bugie. Quando lo facevo in prima persona, da allenatore, mi aspettavo che da un momento all’altro arrivasse Gesù incazzato nero a scacciare i mercanti e a spaccare tutto, come nel tempio di Gerusalemme. Non è mai venuto.
I mercanti però ci sono. Quelli per antonomasia sono gli agenti, si insomma, i procuratori. Fanno quello che vogliono. Dirigono il gioco, stabiliscono le regole, fissano i prezzi, mettono all’asta, giocano al rialzo. Comandano loro. Le provvigioni sugli affari conclusi negli ultimi dieci anni sono raddoppiate, dal 5 al 10%.
Poi ci sono i direttori sportivi, quelli che coi procuratori ci devono parlare. E qui casca l’asino, o meglio il mazzettaro. Nei miei lunghi 27 anni da allenatore di squadre senior ho imparato che la strizzatina d’occhio tra operatori di mercato è sempre dietro l’angolo. Che significa? Che prendere il giocatore Tizio piuttosto che Caio può consentire al DS furbastro di ricavare una “cresta” destinata al suo portafoglio.
C’è spesso un motivo extra che giustifica la scelta di un determinato giocatore, e non è certo un motivo tecnico. Dietro la facciata delle strategie di mercato si celano convenienze economiche poco pulite. Non sempre, ma succede. Siamo in Italia (oddio, non che a Bruxelles, per dire, sia tanto meglio…), e quando si muovono i soldi spuntano fuori dal nulla faccendieri, traffichini, mediatori senza scrupoli.
Ho assistito a trasferimenti in cui giocatori poco o per nulla funzionali al progetto venivano presi comunque, perché erano i nipoti di Tizio o perché l’affare faceva intascare una bustarella a Caio. Oppure perché quel determinato giocatore portava in dotazione uno sponsor, ovvero si pagava lo stipendio da solo. Inevitabilmente mi insospettisco quando vedo un direttore sportivo che tratta sempre con la stessa agenzia. Magari non è solo simpatia reciproca. Non parliamo poi di quando alle manovre finanziarie “sotto traccia” si aggiunge la non conoscenza del mercato, l’inesperienza o addirittura l’incompetenza.
Ovviamente più si scende di categoria e peggio è. Nell’inferno delle “Minors” tra i presunti procuratori girano soggetti improbabili, ragazzotti che si credono Mino Raiola. Hanno la bocca che gli puzza di latte, non sono neanche iscritti all’albo e pretendono di dettare le regole. Manco se curassero gli interessi di Luka Doncic. Ho sempre detto che prima di lasciare la dimensione terrena mi piacerebbe fare per un paio d’anni il direttore sportivo -che ne so- in serie C. Solo per il gusto di maltrattare a dovere qualcuno di questi fenomeni e fargli passare la voglia.
Ancora. Ci sono Club che costruiscono l’intera squadra con lo stesso procuratore. In caso di problemi, provate a indovinare quale sarà la voce più ascoltata nello spogliatoio: quella dell’allenatore o quella dell’agente che assiste TUTTI i giocatori? Ci sono presidenti che i “consigli per gli acquisti” se li fanno dare dall’amico o dal cugino, convinti che ne capiscano. Ci sono agenti che, per logiche imperscrutabili, decidono su due piedi di alzare i costi degli ingaggi anche se i soldi sono sempre di meno.
Adesso però c’è più di qualche nodo che sta arrivando al pettine. Già oggi, fatta eccezione per le due serie A e per la costosissima (in termini di ingaggi) B Nazionale, dalla B Interregionale in giù si annuncia il disastro, in termini di Club che chiudono baracca e burattini. Quando non ci sarà più trippa per gatti, i gatti dovranno cambiare mestiere.
