
FLASHBACK
Body Guard
Non è solo Caitlin Clark, la fuoriclasse delle Indiana Fever, ad avere una compagna di squadra (l’ormai celebre Sophie Cunningham) che in campo la protegge. Nel mio piccolo, un body guard ce l’avevo anch’io. Non ne scriverò il nome, per questioni di opportunità. Si tratta di un personaggio tutt’ora assai noto nell’ambiente. E se qualcuno in confidenza me lo chiederà, non glielo dirò.
Nel periodo delle giovanili, una gran quantità di volte (più di quelle che si può immaginare) ci cacciavamo nei guai. Si dice spesso che le cose “di campo” devono restare solo in campo. Per noi non era esattamente così. Gli insulti che ci scambiavamo con gli avversari durante la partita, quasi mai finivano lì. Al contrario. Quasi sempre dopo la gara c’erano regolamenti di conti, accenni di rissa, sfide, vendette, promesse di romperci il culo alla prossima occasione, minacce per le partite di ritorno.
Io ero fortunato, perché ogni volta che ero nei pasticci arrivava lui. Con un braccio mi allontanava. Poi diceva, in dialetto: “Oh Piè, scansati ché ci penso io”. Sempre lo stesso gesto protettivo di togliermi di mezzo. Sempre la stessa frase, come a dire “Non è roba per te”. E poi partiva in quarta.
Una volta, dopo una vittoria fuori casa a livello Cadetti (oggi si chiamerebbe Under 17), dopo la doccia uscii dalla palestra per ultimo. Mi capitava spesso. Fuori ad aspettarci c’era un gruppo di cinque o sei “tifosi”, più che altro amici e coetanei dei nostri avversari. Eravamo rimasti in tre a dover salire in macchina, tutti i nostri compagni erano già andati via.
I teppistelli fecero come i lupi, quando assalgono l’ultima pecora mentre il gregge si allontana. Mi circondarono, mi insultarono e cominciarono a prendermi a calci il borsone. Prima che potessi accennare una qualunque reazione, ecco che mi sento spingere via con forza. “Scansati, ci penso io”. La mia guardia del corpo affrontò da solo gli aggressori, talmente sorpresi dalla sua veemenza da cessare le ostilità. Ci urlarono che avrebbero chiamato rinforzi, che ci avrebbero inseguiti fino in capo al mondo, ma noi eravamo già fuori pericolo.
Episodi come questo erano all’ordine del giorno, soprattutto in trasferta. Tanto che feci mia una frase di Cesare Rubini quando allenava il Simmenthal: “Ho giocato sui campi più caldi d’Europa, ma non ho mai avuto paura. Mi basta Sandro Gamba al mio fianco e non ho paura di nessuno”.
