
COACHING STYLE
Zele, l’indemoniato
Zeljko Obradovic è posseduto. Invasato. Ossessionato. Un demone deve essersi impadronito del suo corpo e della sua anima. Altrimenti non si spiega. Nessun uomo che non sia posseduto dal demonio può parlare con quel tono di voce terrificante. Nessun uomo che non abbia stretto un patto con Belzebù può rivolgersi così ad altri uomini. Nessun essere umano può trasfigurare il suo volto in quel modo terribile, fino ad assumere le sembianze di uno spirito malvagio. Obradovic tratta i suoi giocatori come se avesse potere di vita o di morte su di loro. Gli è concesso tutto, può dire tutto, può fare tutto. Nella storia forse solo Heinrich Himmler, il capo delle SS, aveva più autorità di Obradovic coi suoi uomini. Ma Himmler era un criminale. Zeljko Obradovic invece è l’allenatore più vincente del Mondo.
Il suo sconfinato Palmarés parla di 47 titoli. Quarantasette, roba che nemmeno in quattro vite. Ha vinto 9 Euroleghe alla guida di 5 squadre diverse: il “suo” Partizan, Joventut Badalona, Real Madrid, Panathinaikos e Fenerbahçe. Questo record è destinato a resistere per l’eternità. Ha vinto 11 volte il campionato greco, quattro volte quello turco e una quello serbo (l’anno scorso). Da CT della Nazionale serba ha portato a casa l’oro agli Europei del ’97 e ai Mondiali del ’98. Nessuno mai riuscirà ad essere più vincente di lui.
Obradovic non è un uomo. E’ un martello. Telecomandato sapete già da quale invisibile fabbro; e dunque instancabile. Non è temperamento, è ossessione. Pretende l’eccellenza in tutto ciò che si fa. Non la chiede, la pretende. Perfezionista oltre ogni limite umano. Implacabile nell’esigere il massimo. La disciplina è ferrea, in allenamento non sono tollerati cali di concentrazione. Il suo sistema prevede che se molla uno, “pagano” tutti. Anche negli esercizi punitivi, identità di squadra e senso di appartenenza. Le sue cazziate fanno tremare i muri. I suoi timeout sono rimasti nella storia. Uno dei più conosciuti è quello col Fenerbahçe contro il Maccabi, gli occhi del demonio sono ben visibili alla fine. Guardali qui: https://youtu.be/alQSzmdI3Go?si=Z9BuyFnneFeoFQQa.
Chi gioca per Obradovic deve avere la sua stessa ossessione, il suo stesso delirio, la sua stessa febbre. E’ l’unico modo per non entrare in rotta di collisiione con lui. Ma chi resiste, tocca il cielo della gloria. Come Diamantidis, Alvertis, Jasikevicius, i suoi alfieri al Panathinaikos. Il Club dove più di ogni altro è nata la sua leggenda.
Tuttavia, neanche il demonio è onnipotente. Sei mesi fa è successo quello che nessuno mai avrebbe previsto: dopo una serie di sconfitte in Eurolega, Zeljko si è dimesso. E si è lasciato sfuggire una mezza ammissione che lo stress stava diventando insopportabile. Ma probabilmente è stata la delusione per l’atteggiamento dei giocatori a spegnergli la luce. “Non pensano alla partita. Prima e dopo stanno sempre col telefono in mano”. Inaccettabile, per uno che esige dedizione totale.
Oggi come oggi, le certezze sono sepolte sotto la tristezza dell’abbandono. Allenare richiede energie fisiche, mentali e nervose sconfinate. Se sei svuotato non ce la puoi fare.
Dopo le dimissioni ha detto: “Adesso devo ricaricare le batterie. Se tornano le motivazioni, tornerò in panchina”. Prima di dare per spacciato il leone aspetterei. Basta un soffio di vento e il fuoco sotto la cenere si riaccende. Il fuoco dell’Inferno, che te lo dico a fare.

Un fenomeno incredibile di allenatore