
SETTORI GIOVANILI
Li ha ma non li dimostra
Ne parlavo proprio l’altro giorno con una persona attenta osservatrice della realtà. Oggi quasi tutti dimostrano meno dell’età che hanno. Non c’è bisogno di un sociologo per accorgersene. Quando andavo a scuola, le mie compagne di classe 18enni erano donne fatte, nei modi e nell’aspetto. Oggi le ragazze di quell’età sembrano tredicenni. Se guardiamo un film o una foto degli anni 50-60, i giovani maschi danno la sensazione di essere già uomini maturi. I trentenni di oggi sono ancora ragazzi. Non è solo un fatto esteriore, ma proprio di atteggiamenti.
Spostiamo il focus sui settori giovanili. Una volta si giocava a basket cullando il sogno di diventare giocatori professionisti. Oggi i ragazzi vengono all’allenamento per fare ricreazione. Quando io avevo 16 anni, i miei coetanei più forti giocavano già in serie B. Oggi a un sedicenne qualche volta devi spiegare cos’è il pallone e a che serve. Ma il “gap” più grottesco tra ieri e oggi è un altro: considerare l’allenamento come una volta ci si approcciava col nascondino, la campana o la mosca cieca. Solo che ‘ste robe qua si facevano a nove anni, non a 16.
Un numero assolutamente imprecisato di stagioni fa ho allenato un gruppo Under 14. Per tutto l’anno mi sono chiesto: che male ho fatto per ridurmi a fare il baby-sitter (o l’animatore da villaggio turistico, o il maestro elementare) anziché l’allenatore? Prima di parlare di fondamentali, la priorità era convincere i più teppistelli a non importunare le ragazze (fino a 14 maschi e femmine giocano insieme). O a non fare scherzi da prete ai compagni (il più gettonato: colpo secco nei testicoli mentre l’allenatore sta parlando). Ma forse vi sorprenderà sapere che certe scene si ripetono anche negli anni successivi. Fino al livello U17 non è raro che mentre l’istruttore parla due fenomeni, pensando di passare inosservati, si facciano dispetti da terza media, ridacchiando e scambiandosi schiaffetti e gomitate.
Alcuni arrivano a giocare nell’Under 17 e si comportano come al Minibasket. Non tutti, per carità. Ma un comportamento “sobrio” a 16-17 anni è l’eccezione, non la regola. Che intendo per sobrio? Bé, per esempio astenersi da scherzi, gridolini, risate. Nei 5’ che passano prima che cominci l’allenamento, ce ne fosse uno che si mette lì a provare determinati movimenti (come l’allenatore gli ha consigliato). Macché: tiri da metà campo, uno contro uno con 10mila palleggi, saluti con qualcuno sugli spalti.
Poi però guardi i genitori (alcuni) e in parte capisci. I papà devono fare i conti con pancetta e stempiature, ma in quanto a goliardìa a 50 anni sono ancora ragazzi dentro. Le mamme? Eterne adolescenti. Come diceva quel tale, la quercia fa la ghianda.

Per fortuna non alleno più con i giovani di oggi sarebbe un grosso problema