Sei un raccomandato!

Mimmo (nome di fantasia) era famoso un po’ in tutta Italia per le sue alzate d’ingegno. Un allenatore sanguigno, incazzuso, irascibile. Sicuramente un buon allenatore, ma avvezzo a farsi trascinare dal suo carattere litigioso. Celebri le sue pittoresche proteste contro gli arbitri, le interviste a dir poco “esplosive”, le tremende liti con gli avversari. Pare che una volta si sia persino menato in spogliatoio con un altro allenatore. Alla notizia restarono tutti esterrefatti, perché l’altro, al contrario, era sempre stato un tipo senza eccessi. Ma per giustificare lo scadimento nella violenza, il “tranquillo” aveva detto: “Voi non sapete cosa è capace di dire e di fare quell’uomo”.

Mimmo, dunque. Io non ci avevo mai giocato contro, vista anche la lontananza geografica. Ma un anno, fatalmente, capitò. All’andata tutto bene: stretta di mano, convenevoli di prammatica, gli girai persino i saluti di una sua concittadina che io conoscevo. Vincemmo noi, senza il minimo accenno di polemica. Al ritorno, sperimentammo sulla nostra pelle la sua fama.

Si dà il caso che uno dei due arbitri designati fosse originario della stessa regione della squadra che allenavo io. Però si era trasferito da anni, quindi per la Fip era veneto. A parti invertite la cosa avrebbe dato fastidio anche a me. Figuriamoci a lui. Era sul piede di guerra fin dal riscaldamento. Sapevo già che ogni fischio contro la sua quadra lo avrebbe interpretato come un regalo a noi e uno sfregio a lui. E così fu.

Protestò a gran voce per 40 minuti, senza soste. In piedi davanti alla panchina, vomitava improperi contro l’arbitro, il designatore, i vari componenti degli organi federali e tutti i loro parenti fino alla terza generazione. A un certo punto le proteste diventarono insulti, si beccò un fallo tecnico, ma continuò ad agitarsi e urlare come un invasato. Poi, quando piazzammo un break e ci portammo decisamente avanti, cambiò obiettivo. Schiumando rabbia, smise di protestare con gli arbitri e cominciò a insultare noi.

“Vigliacchi farabutti schifosi! Facile così, vero? Bello giocare con l’arbitro a favore! Ditemi un po’, per venire qui ha viaggiato direttamente con voi?! E’ venuto col vostro pullman?”. Io ero esterrefatto, non mi era mai successo che l’allenatore avversario insultasse tutta la mia squadra. Però rimanevo impassibile, neanche lo guardavo e dicevo ai miei: ignoratelo.

Il povero Mimmo era sempre più frustrato. Le sue provocazioni non sortivano alcun effetto. Così alzò ancora l’asticella. A un certo punto mi accorsi che si rivolgeva direttamente a me. “E tu! Tu! Sei sempre il solito!”. Il solito? Era la seconda volta in vita mia che lo vedevo. Continuava a urlare e avanzava, uscì dal box e arrivò davanti al tavolo degli ufficiali di campo, a due passi dalla mia panchina. “Si, tu! Proprio tu!”. Mi indicava col dito. “Chi ti credi di essere?! Sei sempre stato un raccomandato, fin dai corsi allenatori! Mi ricordo bene di te, alleni solo perché sei un raccomandato!”.

Giuro che facevo una gran fatica a non rispondergli. Avrei voluto dirgli: Mimmo, ma che cazzo dici, ma se ci siamo visti per la prima volta alla partita di andata! Non ci siamo mai conosciuti prima e non abbiamo fatto nessun corso insieme…

Poi mi è venuto un flash. Aaaaaahh… Ecco, ho capito! Mi ha scambiato per quell’altro allenatore che si chiama come me! Che poi per inciso ha allenato a livelli più alti dei miei, era anche difficile confonderci. Vedi però che succede ad avere il terzo cognome più comune d’Italia?

Intanto continuavo a stare zitto. Più non replicavo e più lui si arrabbiava. Più mi urlava: brutto raccomandato! e più a me scappava da ridere. Continuava a insultarmi credendo che io fossi un altro, mancava solo che mi prendesse a schiaffi e avrei fatto come Totò quando quel tizio lo scambiò per Pasquale.

Ormai era completamente fuori controllo, tanto che un suo giocatore (il capitano, credo) gli urlò dal campo: “Mimmo, piantala! Pensa alla partita!”. Non so davvero come abbia fatto a non essere sbattuto fuori. E meno male che gli arbitri favorivano noi. Piacendo a Dio, arrivò la sirena finale e vincemmo. Ma il buon Mimmo non si calmava e continuò a sfogarsi davanti alle telecamere: “Senza l’arbitro paesano loro non l’avremmo persa mai!”.

Una ventina di minuti dopo la fine della partita i giocatori erano ormai fuori dalla doccia. A bocce straferme, Mimmo era ancora piuttosto nervosetto. Quindi pensai bene di evitare ogni pretesto di polemica. Risalii sul pullman, senza andargli a spiegare che mi chiamo Piero, non Massimo.

Sei un raccomandato!

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