
14 DOMANDE A…
Claudio “Bomba” Bonaccorsi
Bomba è la dimostrazione vivente che l’oroscopo è una bufala. Io e lui siamo nati lo stesso giorno e mese, il 28 ottobre. Quindi in teoria dovremmo avere destini e caratteri simili. Invece lui è tutto il contrario di me: ex-fuoriclasse del parquet, spiritoso, brillante, battuta sempre pronta. Poi è sempre piaciuto molto alle donne. Vabbè sull’ultimo punto me la cavicchio. Da buon livornese Claudio Bonaccorsi è anche sfrontato e irriverente, ne ha per tutti. Fare le 14 domande a uno così è come voler chiudere l’oceano in un secchiello, di domande ce ne vorrebbero 140. A ogni risposta svaria senza limiti e senza schemi, proprio come quando giocava. Abbiamo parlato della sua carriera, della sua fama di sciupafemmine, dei suoi gusti, di cosa fa oggi. E ancora della sua agenzia R&B Sports Management, in società con Antonio Ruggiero, della sua compagna Doriana e dei figli Bianca e Alessandro. Ho dovuto fare appello a tutte le mie capacità di sintesi, altrimenti avremmo fatto notte. Vai col tango.
Bomba, sei l’unico giocatore al mondo ad aver cambiato 18 squadre in 22 stagioni. Cosa c’è sotto che noi non sappiamo ma tu si?
“Questo è un falso storico! I primi 6 anni di serie A li ho fatti a casa mia a Livorno (Era un simbolo della Pielle, NdE). Nei tre anni successivi ho seguito Giorgio Corbelli, che era proprietario del mio cartellino. Era lui che ‘migrava’ da un Club all’altro e io dovevo andargli dietro per obblighi contrattuali: Brescia, Forlì, Roma, con l’unico inframezzo di Caserta. Certo, se consideriamo anche le serie B è chiaro che il computo delle squadre sale. E comunque io a girare così tanti posti ci ho messo una vita. Adesso ci sono ragazzini di 17 anni che cambiano tre squadre in un anno solo, immagino a fine carriera quante piazze avranno girato. Poi ti dico, la nomea di piantagrane che mi sono fatto magari non era bellissima. Ma a livello mio personale, vuoi mettere? Le conoscenze delle persone, dei posti, della ‘fauna e flora’ locale… (Eccolo! NdE). E’ stato bello, non mi pento di nulla”.
Confessa che il nickname “Bomba” non si riferisce solo alle triple incredibili che sparavi in campo, ma anche ad altre imprese. Altrimenti non si spiega che continuano a chiamarti tutti così anche adesso che non giochi più.
“Bomba mi sta proprio appiccicato addosso, l’unica che mi chiama ancora Claudio è mia mamma. La mia compagna mi chiama Claudio solo quando è incazzata, altrimenti non mi chiama proprio. Persino i miei figli mi chiamano Bomba. In effetti su questo soprannome ne ho sentite di tutti i colori. Un ex-giocatore dell’area Marche-Romagna, di cui non faccio il nome, era convinto che mi chiamassero così perché quando raccontavo le cose esageravo un po’. Si, mi sarebbe ‘garbato’ se il soprannome avesse fatto riferimento a un altro tipo di bombardiere. Ma ahimé, ‘Bomba’ si riferiva solo alle doti balistiche sul campo”.
Si vabbè. Allora te la giro in un altro modo: è vero che hai il record di tifose “castigate” per ognuna delle piazze in cui hai giocato?
“Ecco, riformulata così ha un risvolto diverso. A quel punto il mio soprannome non avrebbe dovuto essere ‘Bomba’, ma ‘Trapano’. Però te l’immagini: ‘Forza Trapano’!. Oppure: ‘Segna Trapano allo scadere’… No, non suona bene. Meglio Bomba”.
Però oltre a segnare da 3 punti facevi anche valanghe di assist, non doveva essere poi tanto noioso giocare con te.
“Questa domanda la adoro. Ma più che domanda è un dato di fatto. Lo stessa eccitazione di un canestro da 3 punti, o del tipo di ‘canestro’ della domanda precedente, me la dava fare un assist che nessuno si aspettava. Ancora adesso, quando guardo le partite, ‘vedo’ la possibilità di fare delle giocate che quelli in campo non vedono. Certo, sul divano di casa è più facile. Resta il fatto che l’assist mi dava una gioia pazzesca, mi metteva in condizione di dire questo canestro l’hai fatto grazie a me. E’ vero, ero un giocatore che pensava molto alle statistiche. Ma erano le statistiche che servivano alla squadra. Quindi, così come mi beccavo i vaffanculo se sbagliavo un tiro importante, pretendevo oro e incenso quando i miei assist cambiavano il corso di una partita. Ho avuto compagni di squadra che con me hanno raggiunto vette incredibili. Poi l’anno dopo i loro procuratori chiedevano sostanziosi ritocchi, ma io non c’ero più e certi livelli di rendimento se li sognavano. La verità è che avrebbero dovuto darmi una percentuale del loro stipendio”.
E’ vero che detesti il politicamente corretto? Fammi qualche esempio.
“Io odio tutto ciò che è conformismo. Non sopporto di dovermi adeguare alle regole degli altri se non mi piacciono. Detesto adattarmi a situazioni che devono essere uguali per tutti perché devono compiacere tutti. Un esempio? La parità di genere per me è impossibile. Ci sono lavori che gli uomini possono fare e le donne no, altri che le donne possono fare e gli uomini no. E’ un problema di differenze. Oppure: è giusto accogliere gli immigrati, ma non si possono far arrivare indistintamente tutti. Va fatto una sorta di controllo a monte. Io sono per natura politicamente scorretto. Sono sempre stato così, anche da giocatore. Adesso facendo il procuratore è un po’ più difficile, ma lecchino e accomodante non lo sono mai stato e non lo sarò mai.
Dimmi la verità. Nei primi campionati dopo aver lasciato Livorno, quando avevi tipo 26-27, hai mai pensato alla Nazionale? Ti sentivi così tanto inferiore a un Gentile o a un Coldebella, tanto per dire due che indossavano l’azzurro in quegli anni?
“A 26-27 anni no, ma ci ho pensato quando ne avevo 18-19. Con Livorno ho vinto due titoli italiani, Cadetti e Juniores (NdE: le attuali Under 17 e Under 19), e sono stato premiato come miglior playmaker delle Finali Nazionali. Quindi a conti fatti a quell’età ero il playmaker più forte d’Italia. Ma non ho mai avuto la soddisfazione di essere convocato né nella Nazionale Cadetti né in quella Juniores. Il problema è che mi presentavo ai raduni di Blasone o Gamba col pantalone strappato, il capello rasato da una parte con la scritta “fuck”, l’orecchino, e questo a fine anni ’80 non era ben visto. Ma senti, ormai sto per arrivare a 60, e a questa età la mia modestia se ne va a farsi fottere: io sono stato un precursore, playmaker realizzatore quando i play dovevano essere solo ragionieri. Nando (Gentile, NdE) era ai miei livelli, Coldebella secondo me no. Però aveva la fortuna di essere un playmaker di quasi due metri e di essere andato a giocare nella Virtus. Io dico sempre: mettetemi accanto in quel periodo i compagni di squadra che avevano loro. Poi vediamo se le cose funzionano allo stesso modo e se la carriera che hanno fatto loro la faccio anch’io. Guardando la mia generazione, credo che almeno una chance me la sarei meritata. All’epoca però guardavano anche la capoccia. Poi dopo in Nazionale c’è andato uno come il Poz (Gianmarco Pozzecco, NdE), che era un pazzo scriteriato. Ma era il playmaker che aveva vinto lo scudetto”.
Ho avuto l’onore di affrontarti in B d’Eccellenza, allenavo a Senigallia. Tu giocavi a Trieste e a 40 anni eri ancora dominante. Meglio 10 punti a partita in serie A o trentello fisso in B?
“E perché non ventello in B e ventello in A? Una via di mezzo… In realtà sono sempre stato bravo nell’adattarmi alle esigenze del posto dove giocavo. In serie A, se mi chiedevano di fare 10 punti e di mettere i compagni in condizione di segnare, lo facevo. Se invece in serie B il mio compito era fare 30 punti a partita, pensavo solo a tirare. Per poi magari sentirmi dare dell’egoista, cosa neanche vera. Poi è chiaro che da serie A a serie B cambia tanto. Un conto è passare la palla a Charles Shakleford o a Raf Addison, un conto è -con tutto il bene che gli voglio- passarla a Gennaro Palmieri o a Titti Stama, peraltro compagni di squadra meravigliosi. A proposito ma Titti quanti anni ha adesso? Solo due più di me? Quell’uomo è incredibile, è in forma strepitosa, ancora fa la differenza nelle Nazionali Over!
Il tuo concittadino Marco Sodini, coach della Nazionale Under 18 medaglia d’argento agli Europei, dice che in Italia i giovani forti ci sono, ma vanno fatti giocare. Tu cosa pensi? Cosa faresti per rilanciare tutto?
“La prima cosa da fare per rilanciare il movimento è abbassare i costi federali. Di conseguenza ci sarebbero più risorse a disposizione da investire nei settori giovanili. Poi trovare una formula che preveda l’utilizzo di un certo numero di giocatori giovani. Ma i ragazzi devono avere visione, devono coltivare il sogno di diventare giocatori. E devono essere più autonomi. Non è possibile che io come agente debba ancora parlare con i genitori dei ragazzi. Attenzione, non quelli del 2009 o 2010… Quelli del 2001 e 2002! Ma stiamo scherzando?”.
E tecnicamente? Due parole di numero per descrivere la serie A, due sull’Eurolega e due sull’NBA.
“La serie A1: bella. Soprattutto in rapporto alle squadre che poi ti portano a vedere l’Eurolega, ovviamente parlo di Milano e Bologna. Bel basket, bei giocatori. Io però preferisco la A2, dove ci sono formazioni molto competitive. In B Nazionale ci sono diversi ragazzi italiani che non trovano spazio al piano superiore. L’NBA sinceramente l’ho eliminata dal mio panorama da diversi anni, non so neanche più chi ci gioca. Anche perché abbiamo capito che il divario con l’Eurolega non è più abissale come una volta. Il punto è che la pallacanestro ha raggiunto un livello di fisicità incredibile, ma è rimasta indietro la tecnica. Una cosa che non mi piace? Ci sono lunghi di 2,10 che corrono come i piccoli di 1,90. Da una parte è ok., ma poi trovi un toro di 1,95 grosso e piantato per terra, che sotto canestro ti dà due culate e ti fa volare. Tipo Kyle Hines. Nelle Minors ad agosto tutti vogliono il lungo con le mani buone, che tira bene, bla bla bla. Poi a gennaio cercano l’uomo d’area e il play ragionatore. E a me viene l’orticaria”.
Ora parlami della tua nuova vita, quella da agente.
“In realtà di lavori ne faccio tre. Il procuratore è la mia attività principale. Durante il Covid ho preso il brevetto di Responsabile della sicurezza per grandi eventi, come concerti, manifestazioni sportive o congressi. Praticamente una volta bruciavo le retine, adesso invece se c’è un incendio lo devo spegnere. Poi sono anche mediatore conto terzi per stock di abbigliamento firmati, retaggio di un paio di negozi che avevo e che poi ho chiuso. Ho imparato molto dai due procuratori che ho avuto da giocatore. Per la serie A, il compianto Maurizio Balducci, poi quando sono sceso in B il tuo concittadino Ernesto Ciafardoni, che secondo me per la categoria era il numero uno in assoluto. Non per nulla Superbasket lo ha inserito due volte tra i 100 personaggi più influenti del basket italiano. E mi dispiace molto che a Roseto, da dirigente, non sia stato trattato benissimo dopo la promozione in A2. Ma ognuno fa le sue scelte. La mia nuova vita da procuratore è diventata complicata nel momento in cui ho scelto di diventare di nuovo padre a 52 anni. Tra pianti, urla e cambio di pannolini le telefonate diventavano problematiche, considerando che l’ufficio ce l’ho in casa. E’ un lavoro che è cambiato negli anni, una volta si girava l’Italia per visionare giocatori, ora le partite le guardo in diretta su LNP Pass e altri canali. Ma si consumano ugualmente tante energie nervose. Il lato meno piacevole? Quando sai di aver fatto tanto per i ragazzi che assisti, ma poi ti accorgi che dall’altra parte non c’è la giusta riconoscenza. Mi è capitato di pescare giocatori in categorie infime, con stipendi irrisori, e di fare in modo che il loro valore tecnico ed economico decuplicasse. Poi quando arrivano a certi livelli si lasciano incantare dalle sirene di altre agenzie. Noi non siamo un colosso, la nostra è un’agenzia di dimensioni medie. Diciamo che il nostro ‘target’ sono i giocatori di livello medio-alto delle Minors. Ma se arrivano più su, finiscono nella gabbia dei leoni. Ad alto livello ci sono grandi agenzie che si avvalgono di collaboratori più o meno ‘legali’, che usano ‘escamotage’ non proprio corretti e che attirano i ragazzi con promesse improbabili. Questa irriconoscenza a me pesa molto. Io per carattere prendo a cuore tutti, il mio socio mi rimprovera sempre di essere troppo disponibile. A volte accogliamo ragazzi che cambiano procuratore perché quello che avevano non li ‘cagava’, noi gli diamo una spolverata e una lucidata, li rimettiamo in pista, poi come ti chini a raccogliere la penna… Hop! Arriva l’elefante di Zarrillo. Mi dà molto fastidio quando per 3-4 anni il giocatore fa sempre un passo in avanti, a livello economico o di categoria, poi capita l’anno sfigato in cui il mercato è fermo e sembra che il problema sia tu. Insomma, è un lavoro che mi piace molto, ma fare il giocatore è più bello”.
Cosa ti piace mangiare/bere? Spara.
“Boia deh, il 5 e 5! Ogni volta che vado a Livorno il 5 e 5 è d’obbligo. Chi non sa cos’è vada su Google e si documenti (NdE: l’ho fatto, il 5 e 5 è il celebre panino livornese ripieno di torta di ceci con una generosa spruzzata di pepe). In generale io sono uno che si adegua, mi siedo a tavola e mangio quello che c’è. In compenso so bene cosa non mangio: baccalà, trippa, queste robe assurde. Poi vivo in Romagna, qui i primi sono da fuori di testa. Cosa bevo? Alcolici poco, ma mi piace la birra, soprattutto d’estate. Comunque sono stato fortunato: mia mamma è una grande cuoca (devo dirlo sennò poi mi tiene il broncio) e lo è anche la mia compagna. Diciamo che le donne della mia vita mi hanno preso per… No, non per il culo. Beh, magari a volte anche quello. Mi hanno preso per la gola”.
La tua donna ideale escludendo la tua compagna?
“Domanda bollen…TE! (scimmiotta la pubblicità di Elisabetta Canalis per il The San Benedetto, NdE). Si, per la Canalis potrei fare follie. Il prototipo è quello, anche se la mia prima moglie era bionda con gli occhi azzurri e con la tipologia della mora mediterranea non c’entrava una cippa. Come dice il proverbio, ‘ la bionda stupisce, la mora rapisce’. In realtà la donna ideale è quella con cui non hai un impegno mentale (sghignazza, NdE), mentre quelle con le quali condividi la quotidianità diventano un po’ complicate e un po’… ehm… pesanti. Quindi le mie donne ideali sono state tutte quelle che poi non sono diventate le mie compagne di vita! Tornando seri, la compagna perfetta per me è quella che capisce la situazione, è consapevole di avere accanto un uomo dal carattere forte, competitivo fino all’osso, che ha giocato a basket per mestiere e che in campo voleva essere sempre protagonista. Per di più, Scorpione. Una donna così è capace di stare un passo indietro, ma in realtà sta un passo avanti”.
Prima di chiudere: rassicuriamo definitivamente tutti e tutte sul fatto che il bomber per antonomasia del basket italiano ha messo la testa a posto.
“Eeeeeh, da mò che l’ho messa a posto! Basta, mi sono fermato. Chiuso. Tu te lo ricordi ‘Colpo grosso’? (trasmissione scollacciata degli anni 80-90 condotta da Umberto Smaila, NdE). Ecco, io son fermo lì. Ma mica per una questione di mancanza di gusto per la ‘cosa’. E’ proprio per la fatica! E’ un po’ come il tornare in campo, non riesco mica ad avere lo stesso ritmo. Oggi se capita di andare a fare una camminata, una nuotata, una corsa… si, ci vado, ma ogni tanto. Per il discorso che dici tu, l’argomento ci piace sempre, può capitare di ‘sbirlocciare’, di fare un commento tra amici, ma stop. Poi, avendo un figlio di 8 anni, ho a che fare con i genitori di bambini di quell’età. Che non ne hanno 60 come me, ma 35-40, ovvero sono nel pieno del ‘discorso’. Quindi diciamo che mi tengo vivo anche grazie ai pensieri altrui. Ma quando mio figlio mi dice ‘Babbo, vieni a giocare con le macchinine’, per calcolare il tempo che ci metto a piegarmi e a rialzarmi non basta l’orologio, ci vuole tutto il calendario. Oggi sono un uomo felicemente accompagnato e ho due figli splendidi. Bianca ha 19 anni, se guardate sui tetti c’è qualche cecchino in giro per l’Italia. Non si sa mai trovi un Bomba anche lei”.
14 e sto: dove ti vedi tra 10 anni?
“Ah, non ho dubbi: tra 10 anni sarò fuori da una discoteca a riprendere mio figlio Alessandro che avrà combinato qualche casino, magari con qualche ragazza. Lui ora ha 8 anni, quindi ne avrà 18 e a me toccherà andare a toglierlo dai guai. Poi però dovrà guidare lui, anche se ubriaco, perché io a quell’ora rischierò di addormentarmi al volante… Che vuoi che ti dica, tra 10 anni ne avrò 70. Diciamo che spero di avere la stessa mentalità di adesso, perché ora come ora ho la testa di quando ne avevo 40. Certo che quando ‘scavalli’ una certa età non ragioni più in termini di 10 anni alla volta, i programmi li fai mese per mese. Aspetta aspetta… c’è Doriana qui che mi sta dicendo una cosa… Ah, ha detto: dove sarai tra 10 anni? All’obitorio! Ringraziamola!”
