“Vorrei provare col basket”

Ho sempre sostenuto che esiste un limite di tempo massimo per cominciare a giocare a basket. Quindici anni? Troppo tardi. Tredici? Siamo al limite. Perché? Semplice. Correre, saltare, nuotare, sono tutti gesti “naturali”, nel senso che fanno parte delle abitudini ataviche dell’uomo. I fondamentali del basket no. Il controllo del pallone, le tecniche di tiro e di passaggio, l’intera gamma di arresti e partenze, per non parlare del gioco senza palla, sono tutti movimenti che in natura non esistono. Sono costruiti a tavolino. Quindi non vengono naturali. Per ottenere un’esecuzione corretta dei fondamentali occorrono ore, settimane, mesi anni di lavoro e di ripetizioni pazienti.

E’ evidente che più si comincia tardi, più si fatica a prendere confidenza col gioco e a muoversi con fluidità.

Poi c’è un altro problema. Una volta si cominciava a giocare a basket in modo molto mirato e convinto. Che ne so: ho un fratello maggiore che gioca e voglio emularlo. Oppure: mio padre giocava e io da piccolino andavo a vederlo. O ancora: sono tifoso della squadra della mia città e sogno un giorno di indossare quella maglia. Insomma, ho già respirato aria di basket e non scelgo a casaccio, vado a fare proprio quello sport lì, perché lo conosco e mi piace.

Questo comporta un vantaggio enorme: posso contare su un bagaglio di decine di partite viste, quindi ho già un’idea di come funziona. Non so eseguire i movimenti, perché sto cominciando ora. Ma li ho visti fare cento volte, e quando l’allenatore me li propone li ri-conosco, so a cosa servono e che obiettivo hanno.

Viceversa, mettetevi nei panni di un ragazzino che comincia a giocare senza avere idea di che razza di sport sia. Mai vista una partita prima. Regolamento complicato. Movimenti del tutto innaturali. Questo scemo dell’allenatore che pretende cose assurde con nomi assurdi, arresto a due tempi, partenza incrociata, passaggio battuto.

In realtà l’allenatore lavora con grande gradualità e semplicità, ma il ragazzo che non ha nessuna confidenza visiva col gioco è penalizzato. Se poi pretende pure di cominciare a 15 anni, il verdetto è scontato: o è Wembanyama, oppure non ce la può fare.

Questo tipo di situazione oggi è frequente. Molti ragazzi si svegliano una mattina e decidono di andare a giocare a basket, senza avere la più pallida idea di come funziona. I genitori vengono folgorati sulla via di Damasco: ma sì, portiamolo a pallavolo. No aspetta, com’è che si chiama? Ah, basket. In palestra si presentano tipi improbabili: “Buongiorno, vorrei iscrivere mio figlio. Due anni fa faceva nuoto, l’anno scorso arti marziali, ora vuole provare col basket”. Fantastico. Il prossimo anno? Tiro al piattello?

Ovviamente il problema è tecnico e  se lo pongono i tecnici. Per le Società, ogni ragazzo iscritto non è altro che una quota annua con braccia e gambe.   

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