
PUNTI DI VISTA
Gli dèi del basket
Non so bene come chiamarli. Incerti del mestiere non rende l’idea. Incidenti di percorso? Nemmeno. Sono episodi fastidiosi, che tutti gli allenatori conoscono bene. Perché? Perché si ripetono, sono ricorrenti. Succedono sempre. Non una volta, non dieci volte. Sempre. Tanto da far pensare che gli dèi del basket sono dispettosi. E l’allenatore impazzisce.
LO FANNO APPOSTA? Lo sanno tutti. Se in allenamento lavori per l’attacco, immancabilmente la difesa va alla grande. Così l’attacco che stai provando non riesce mai. Se viceversa stai provando la difesa, l’attacco ti fa stropicciare gli occhi per come fa tutto benissimo. E la difesa che stai provando va a donnine allegre. Intanto che rosichi, pensi: ma perché ‘sti stronzi non difendono (attaccano) così anche in partita? Ma lo fanno apposta? Non mi fregano, lo stanno facendo apposta! Un esempio. Personalmente, ho sempre fatto un po’ di fatica a far recepire alla squadra principi e criteri per attaccare la zona 3-2. Mi è capitato che l’attacco risultasse impacciato, poco fluido, impreciso. Il trucco c’è. Basta dire: “Ragazzi, adesso proviamo la difesa a zona 3-2”. Come per incanto, l’attacco si mette a lavorare benissimo, applica alla perfezione tutti i concetti giusti e distrugge la 3-2. E il bello è che NON lo fanno apposta.
CRAPONE. In tutte le squadre c’è sempre almeno un crapone. Se ti dice male, ne hai due. Sei arrivi a tre sei proprio sfigato. Il crapone è quello che non capisce gli esercizi. Confonde la destra con la sinistra. Se deve ricevere l’apertura, sprinta in contropiede. Se deve andare a rimbalzo, si va a mettere in coda. Quella sbagliata. Non si rende minimamente conto che distrugge gli esercizi. E non gli serve nemmeno guardare cosa fa quello prima di lui. Già quando allenavo a livello senior, mi sforzavo di semplificare tutto. Figurati adesso con i cloroformizzati. Solo roba semplice, efficace e funzionale agli obiettivi. Ma facile che voglia essere, il crapone farà comunque saltare tutto. Tu lo guardi, ti accorgi che non ha capito quello che deve fare, leggi il suo linguaggio del corpo e sai già che sbaglierà. E lui non ti delude mai. Sbaglia.
DUE GIORNI DOPO. Alzi la mano il coach a cui non è mai capitato. Chi non alza la mano sta mentendo. Ultimo allenamento prima della partita: riesce tutto alla perfezione. Esecuzioni, letture, scelte, tutto giusto. Uno o due giorni dopo si gioca: la squadra fa cagare. Chiami time out, non ti arrabbi, dici semplicemente: ragazzi, ma sono le stesse cose che l’altro ieri avete fatto benissimo. Le stesse! Dov’è finita la padronanza di 48 ore fa? Loro tornano in campo e tu pensi: vuoi vedere che sti figli di buona donna hanno mandato i fratelli gemelli? No, impossibile. Aaaah, ecco! Ogni due giorni cambia la posizione astrale della luna! No, nemmeno questa è credibile. In realtà la spiegazione è semplice: due giorni prima i pargoli si sono giocati tutte le energie nervose. Bada bene, non quelle fisiche! Nervose. E non ne hanno più. Da quando ho capito che confondere l’allenamento con la partita è controproducente, quando l’ultimo allenamento prima di giocare fa schifo sono molto più tranquillo.
DIVISIONI. C’è poco da fare, l’allenamento ideale è in 12. Perché dodici è divisibile per 2, per 3 e per 4. Quindi si può fare lavoro a coppie, terzetti e quartetti senza che nessuno resti seduto. E quando si arriva al 5c5, restano fuori solo in due. Ma se fino a poco prima dell’allenamento sei sicuro di avere 12 giocatori, all’ultimo momento succede qualcosa di imprevedibile che ti fa ritrovare in 11 o in 10. Una buona metà del piano d’allenamento va rivisto e/o modificato. Mentre lo fai lanci le maledizioni di Tutankhamon, trattenendoti dal bestemmiare in italiano. Intanto sugli spalti quelli che guardano l’allenamento ti vedono blaterare da solo, si danno di gomito e si picchiettano la tempia destra con l’indice. Sai già cosa si stanno dicendo: certo che ‘sti allenatori sono tutti matti.
ULTIMO POSSESSO. Regola d’oro: quando l’allenamento è agli sgoccioli, non pensare mai “Ok., faccio giocare l’ultimo possesso e poi li fermo”. Men che meno lo devi dire. Frasi come “Ultimo canestro” o “Chi segna vince” sono peggio del peggior jettatore, portano sfiga a livelli planetari. Se dici “Ultimo canestro”, puntualmente non segna nessuno per 5 minuti. E la stanchezza fisica e mentale di fine allenamento, come si sa, espone a infortuni. Se pensi dentro di te “Faccio giocare l’ultimo possesso e poi li fermo”, l’infortunio non è probabile, è matematico: un attimo prima che tu dica “stop” si fa male qualcuno. Gli dèi del basket non perdonano.
LO PRENDO IO! Non c’è miglior difensore del peggior difensore della squadra quando si mette in testa di difendere. Quando lo fa? Quando il più forte degli altri ci sta facendo il culo a strisce e nessuno riesce a fermarlo. DI solito succede così: tu metti il tuo miglior difensore sul loro miglior attaccante. Quello segna da tutte le parti. Le provi tutte: niente, ti sta ammazzando. Allora salta fuori lui, il pigrone. Quello che gli fa troppa fatica stare giù con le gambe, che non tiene neanche un palleggio, che di solito lo batte anche mia nonna. Ti guarda, fa la faccia da salvatore della patria e battendosi le dita sul petto ti dice: “Dallo a me, lo prendo io!”. Tu che fai? Perso per perso acconsenti, tanto peggio di così non può andare. E il difensore-colabrodo magicamente piega le ginocchia, ringhia sul collo del bomber e si mette a scivolare, anticipare, negare come se non ci fosse un domani. Tu pensi: “Ma allora è capace a difendere, è proprio che non ha voglia! Allora perché non lo fa sempre?”. Ti sei risposto da solo: perché secondo lui lo devono fare altri. E tu vai di Buscopan, è l’unica via di uscita. (1. Continua)
