
ERRORI DI STAMPA
Addetti imperfetti
Gli addetti-stampa ne combinano di tutti i colori. Ma proprio tutti, pure l’indaco e il violetto. Sono capaci di fare gaffe così enormi da destabilizzare l’ambiente, invece di contribuire all’armonia interna. Come quando l’addetto-stampa del Napoli Calcio diffuse un comunicato -che secondo lui doveva risultare divertente- prendendo in giro il bomber Osimhen non ricordo più per quale errore commesso in partita. Pensava di essere spiritoso. Invece scatenò un incidente diplomatico, con tanto di proteste stizzite dell’agente del giocatore.
Nel basket? Bé, ad alti livelli l’Ufficio Stampa spesso è gestito da professionisti con i controfiocchi. Ma basta scendere un po’… e si scivola nel grottesco.
Un’usanza che mi fa accapponare la pelle è quella delle immagini a caratteri cubitali di chi arriva e chi parte. Nuovo allenatore? Gigantografia e scritta “Benvenuto!”. E fin qui ancora ancora. Allenatore esonerato? Gigantografia e scritta “Grazie!”. Grazie? Ma de che? Non bastava mandarmi via, mi prendi pure per i fondelli? Niente, il solerte addetto stampa si adegua all’andazzo generale. Pensa di fare un omaggio all’allenatore uscente, ma in realtà l’omaggio lo fa al “politicamente corretto” più falso e ipocrita.
Altra pessima abitudine: magnificare le vittorie delle squadre giovanili anche quando la partita è stata il remake del massacro di Little Bighorn. Per chi non lo sapesse, è la battaglia in cui il 7mo Cavalleggeri del generale Custer fu completamente sterminato dai Sioux di Toro Seduto e Cavallo Pazzo. A livello giovanile, ci sono partite che terminano (per dire) 134-10. Che senso ha celebrare un risultato del genere, magari pure con enfasi? Ho visto post sui social con la scritta VITTORIA!, per una partita Under 17 terminata 85-16. Ma davvero fate?
I toni enfatici d’altra parte sono un vizio ricorrente. A certi uffici-stampa, Omero che nell’Iliade racconta il duello finale tra Ettore e Achille gli fa una pippa. Nei comunicati ufficiali la retorica trabocca come la schiuma della birra quando è calda. La vittoria sofferta è “un’impresa epica”. Un derby diventa immancabilmente “un evento storico”. Sui comunicati è tutto un fiorire di “miti”, “leggende”, “eroi”, “trionfi”, “sogni che si avverano”, “castelli che crollano”. Se la squadra è promossa nella categoria superiore “sale in paradiso”. Se retrocede… Vabbè troppo facile.
Vogliamo proprio scivolare nell’imbarazzante? Vi sparo altri termini che sembrano presi dalla propaganda dell’Istituto Luce, quando nel 1940 le prendevamo da tutti e a sentire loro sembrava che la guerra la stessimo vincendo. Un difensore impenetrabile? Il muro, oppure il mastino. Uno che si butta in penetrazione a testa bassa? L’ariete. Piccolo e veloce? La freccia, il turbo, il folletto. Playmaker intelligente? Cervello, genio. La curva dei tifosi? Onda d’urto.
Poi c’è il caso del responsabile della comunicazione che non arriva dall’ambiente del basket, è stato reclutato altrove. Si sgama subito: poca padronanza della materia, vocabolario non da addetto ai lavori, note ufficiali poco fluide.
Il problema non è piccolo, perché oggi “filtrare” i comunicati non si usa più. Una volta il giornale che riceveva una nota-stampa la adattava, la rimodellava, se necessario la criticava. Oggi quasi tutti si limitano a fare copia e incolla. Tante stronza… stupidaggini scrive un addetto-stampa, tante ne escono. Tutte uguali.
