
SETTORI GIOVANILI
Tutto può succedere
…Come cantava Vasco Rossi. O può succedere di tutto, che forse rende più l’idea. Nelle categorie giovanili la gamma degli imprevisti è praticamente infinita. Per festeggiare degnamente il primo compleanno de “Gli Strani”, adesso vi scodello in due puntate una serie di episodi di vita vissuta. La mia nuova vita, quella di istruttore a livello giovanile. Nella quale, dopo 27 anni passati a rovinarmi il fegato coi grandi, mi illudevo beatamente di incazzarmi di meno. Poverattè, coach Piero Bianchi.
CHIUSO – Domenica mattina. C’è la partita delle giovanili alle 10:30. Arrivi al palasport un’ora prima: chiuso. Passano 10 minuti. Ancora chiuso. Nel frattempo arrivano i tuoi. Sempre chiuso. Ma proprio cancelli sprangati. Passano altri 10 minuti e arriva la squadra avversaria. Chiuso e strachiuso. Il tuo dirigente comincia a preoccuparsi e telefona al custode. Dall’altro capo si sentono urla e improperi. Il dirigente comunica: adesso arriva ad aprire, c’è stato un malinteso tra dipendenti comunali. Di lì a poco arriva un energumeno in macchina sgommando, l’espressione feroce di chi sta pensando: “Mò faccio una strage”. Parcheggia in derapata sfiorando il testa coda, scende smadonnando e apre. Pericolo di perdere a tavolino scongiurato. Nel frattempo tutti quelli che abitano nel quartiere apprendono dagli urlacci del troglodita che non toccava a lui venire ad aprire, che il dirigente comunale non capisce un cazzo, il capo settore è un bastardo e il suo collega custode che gli possano cadere tutti i denti mentre fa colazione.
CANESTRI – Anche questa è “real situation”, capitata più volte e in più squadre. C’è allenamento. Entri in palestra. I canestri sono spostati. Cioè, fuori posizione. Magari tutti e due sullo stesso lato corto del campo e magari anche abbassati. Sai già che nessuno lo farà per te, quindi ti rimbocchi le maniche e ti metti al lavoro. Col tempo e l’esperienza, i ragazzi sanno come si fa. Più o meno. I sostegni dei canestri vanno rimessi nella loro sede, i ferri vanno alzati con l’apposito attrezzo, tra un impiccio e l’altro partono 20 minuti e l’allenamento dura un’ora e 10’ anziché un’ora e mezza. Ma perché i canestri erano fuori posizione? Perché ieri sera si è allenata la pallamano, oppure il pattinaggio, insomma qualcuno che ha bisogno del campo più grande. Li hanno spostati, ma col cavolo che poi li hanno rimessi a posto. Pensi: prima di andarmene per vendetta gli buco i palloni. No, le gomme. Intanto ti accorgi che uno dei due canestri è venuto più alto. In compenso l’altro è storto.
RIUNIONE – Vedo che molti istruttori giovanili tengono la riunione tecnica pre-partita (NON si chiama “discorso”, ma questa è un’altra storia) direttamente in campo, prima o addirittura dopo il riscaldamento. Io preferisco farla in spogliatoio: nel chiuso di quattro mura, ambiente meno dispersivo, più silenzio, più attenzione. Ma la “sacralità” dello spogliatoio, a livello giovanile, è un concetto totalmente sconosciuto a tutti. Tu parli e il tuo dirigente fa irruzione (mica bussa! entra e basta), per chiedere al vice allenatore che fine ha fatto la chiave dello stanzino bla bla bla. Riprendi a parlare e bel bello entra un ragazzino che si era cambiato lì mezz’ora prima: “Ho perso la mia felpa, è qui la mia felpa? Sto cercando la mia felpa”. Posso sentire distintamente il fumo che comincia a uscirmi dalle narici. “Preferisci essere mangiato dai russi, dai suprematisti occidentali che proteggono Israele o DA ME?”. I miei si mordono le labbra per non ridere. Il piccolo ficcanaso non molla: “Ma quali russi, hai visto la mia felpa?”. Alla seconda interruzione l’atmosfera di concentrazione e carica agonistica che stavo cercando di creare è bello che svanita. Ma a farmi perdere il filo del discorso possono ancora arrivare un genitore che porta i fazzoletti al figlio, il custode ad avvisare che la doccia non funziona e chissà quale altro rompimaroni. Perlomeno ho capito perché gli altri la riunione la fanno in campo.
MAMME – La jattura più grossa che ti possa capitare è che prima del tuo allenamento ci sia il Minibasket. Durante il Minibasket il casino è infernale, soprattutto se c’è uno di quei mini tornei a tre-quattro squadre: i bambini strillano, la mamme pure, i papà quasi entrano in campo per fare foto e filmati. Ma fin qui niente di male, tutto normalissimo. Il problema è che tutta questa gente non ha la minima idea che DOPO, ovvero a seguire, c’è un allenamento e che bisogna sgomberare il terreno di gioco. Il casino infernale continua, i bambini non ne vogliono sapere di lasciare il campo e continuano a scorrazzare su e giù, i genitori si attardano a parlare con gli istruttori, un caos totale peggio della battaglia di Shar al-Shatt. Anni fa dissi a un tizio che a bordo campo urlava senza ritegno, impedendo ai miei di capire le mie indicazioni: “Scusa, tu che lavoro fai?”. Lui, sorpreso: “Il geometra, perché?”. E io di rimando: “E ti risulta che io sia mai venuto nel tuo studio a romperti le scatole mentre lavoravi?”. Mi ha guardato come si guarda un marziano. Immagino che quando è tornato a casa abbia detto alla moglie: “Sai, in palestra oggi c’era un tizio in tuta col pallone in mano che sosteneva di stare lavorando”.
UFFICIALI – Un’altra anomalia da partita. Nelle giovanili, che io sappia, gli ufficiali di campo della Fip ci sono solo nei campionati di Eccellenza. A livello Gold e Silver deve provvedere la società ospitante. Una sola parola: aiuto. L’assenza meno dannosa è quella dell’addetto ai 24 secondi: I 24 li conta l’arbitro, o meglio si regola a naso, ma sicuramente lo fa meglio di un eventuale ragazzino sprovveduto. Refertista e cronometrista? Non ne parliamo. La gestione dei timeout è drammatica, per chiederlo devi salire sul tavolo e metterti a sventolare le bandierine come sulla pista di un aeroporto. Ma tanto non te lo danno lo stesso. Se chiedi -ad esempio- quanti falli di squadra hanno gli avversari perché il tabellone non li indica, ti guardano come se gli avessi chiesto come fa il Bosone di Higgs a formare le particelle di materia. Il punteggio sul tabellone elettronico viene aggiornato in ritardo. Ma la tragedia vera sono gli errori di chi fa il referto sui punti e sui falli. Mi è successo di tutto, per esempio ritrovarmi un giocatore con 4 falli anziché uno. Motivo: la ragazzina distratta aveva attribuito al numero 10 bianco tre falli commessi dal 10 blu. Va bé ma allora ditelo. (1. SEGUE)
