PUNTI DI VISTA

Opinioni, state buoni

L’UOMO GIUSTO – L’agenzia di stampa “Quinto Quarto”, per bocca dell’opinionista Lorenzo Traini, prima di Natale ci ha fatto sapere che “Meo Sacchetti non è l’allenatore giusto per la Herons Montecatini”. Sacchetti siede sulla panchina della Herons dal 20 novembre, subentrato a Federico Barsotti. Perché mai il Meo nazionale non sarebbe la scelta giusta? Per fortuna l’opinionista di Quinto Quarto ha rassicurato tutti: “Nessuno si sogna di criticare Sacchetti, ma ogni piede vuole la sua scarpa”. Ah bé, ecco. D’altra parte uno che ha vinto uno scudetto e tre Coppe Italia, è stato due volte miglior allenatore dell’anno, è nella Hall of Fame e fino a tre anni fa allenava la Nazionale, aveva giusto bisogno del salvacondotto di Lorenzo Traini per essere esente da critiche. Ma allora perché non sarebbe l’allenatore giusto per Montecatini? “Semplicemente perché Montecatini doveva confermare Barsotti”, ha spiegato ancora il nostro opinionista. Cioé, se avesse detto -che ne so- che Sacchetti non conosce a fondo la serie B perché ha allenato sempre in A, ancora ancora ci potevo stare. Ma Tizio non è l’allenatore adatto perché si doveva confermare Caio mi suona un po’ contorta. Andiamo avanti. “In realtà l’errore è stato confermare Barsotti in estate” (COSA? Ma ci prendi in giro?). “Però, una volta che era stato confermato, bisognava tenerlo”. Un amico mi ha chiesto, secondo te cosa voleva dire questo qua? Ho ascoltato e riascoltato più volte, rischiando la labirintite. Ma un filo logico -che immagino sia sottilissimo- confesso che non sono riuscito a trovarlo neanche io. La prossima volta non comincio neanche a leggere.

PIETRE – Allenare è un lavoro fatto di scelte. Corrado Guzzanti direbbe: la scelta che devi fare è dentro di te. Però è sbagliata. Insegni le situazioni di gioco: l’allenatore sta soffocando il talento.  Fai come Roger Waters in “Another brick in the wall”, ovvero lasci liberi i ragazzi: eeeeh, nei settori giovanili non si lavora bene, per forza che poi la Nazionale perde! Fai giocare tutti: l’allenatore non vuole vincere, non valorizza mio figlio! Lo sport agonistico è selezione! I più bravi giocano di più: ah, ma l’allenatore non ha rispetto, non si può lasciare nessuno indietro, lo sport dev’essere inclusione. Aperta parentesi: scusa società: ma noi facciamo selezione o inclusione? Boh? Chi se ne frega, basta che pagano le quote. Chiusa parentesi. Dividi i gruppi secondo l’età: ma così non migliorano, i più forti devono allenarsi coi più forti! Fai un supergruppo coi migliori: ARGH! Perché hai inserito Tizio e non Caio (nipote dello sponsor)? E già che c’eri potevi mettere dentro anche mio figlio. In allenamento spieghi e dimostri: l’allenatore parla troppo, i ragazzi non si divertono! In allenamento dai spazio al gioco senza interrompere: NON SI LAVORA SUI FONDAMENTALI! Fai trasparire le tue emozioni: l’allenatore è un debole. Non tradisci emozioni: l’allenatore è freddo e cinico. Nel 1967, sul palco di San Remo arrivò un francese magrolino e simpatico. Si chiamava Antoine, La sua canzone era “Pietre”. La prima strofa è sufficiente: “Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, tu sempre pietre in faccia prenderai”.

RACCONTI – Mi capita spesso di leggere estratti dei libri di ricordi scritti da ex-calciatori famosi. Oddio, scritti: in realtà il calciatore racconta, un giornalista-curatore prende nota e scrive il libro. La cosa strana è che gli episodi sono sempre, immancabilmente, storie in cui il protagonista non è stato professionale. Scherzi da caserma in spogliatoio o in hotel, fughe dal ritiro per andare a trombare, trucchi per non allenarsi, sfanculeggiamenti all’allenatore, litigate feroci coi dirigenti, “biscotti” (risultati combinati) per favorire Tizio e danneggiare Caio. Un’antologia di tutto quello che un calciatore professionista non dovrebbe fare. C’è un preciso motivo: ai lettori piace così. L’ammirazione sale per Diego che si sveglia alle 11 e salta l’allenamento, o per Bobo che si porta due ragazze in camera. Non certo per quello che arriva per primo al campo e si allena seriamente. I calciatori amano vantarsi delle bravate. Il giornalista conosce i gusti dei lettori. Il libro vendicchia. Tutti contenti.

Opinioni, state buoni

\ Get the latest news /

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su
PAGE TOP