
CINICO BLUES
Il prezzo delle mele
Avete presente come funziona la finanza? Sulla carta dovrebbe essere al servizio dell’economia. In realtà ha pochi agganci col mondo reale. Per dire: nella vita reale se io ho fame, compro una mela e me la mangio. Logico. Nella finanza può capitare che io non riesca a comprarmi la mela, perché i fruttivendoli sono tutti impegnati a scommettere sul prezzo delle mele. E guadagnano molto di più speculando sulle variazioni di prezzo che vendendole.
Quindi, io che voglio semplicemente comprare una mela e sfamarmi, per loro sono un disturbo. Magari mi lanciano in malo modo una mela guasta, tanto per non farmi morire di fame. Il bello è che se poi le mele restano nelle cassette e si rovinano, interviene lo Stato. Viene da me che non c’entro niente e mi dice: adesso ti taglio la sanità, la scuola e i servizi. COSA? E perché? Povera stella, davvero non capisci? Perché a me i soldi servono per comprare due camion di mele fresche e rifornire i commercianti.
Ma come, faccio io, quelli combinano un sacco di disastri e tu li ricompensi, mentre io che ho pure fame devo sostenere il peso dei danni fatti da altri? Esatto. Stringi la cinghia. Dobbiamo ridare fiducia ai mercati. Manca solo “Ce lo chiede l’Europa” e con le cazzate siamo al completo.
Grazie al meccanismo perverso delle speculazioni finanziarie, il prezzo delle merci (grano, legno, qualunque cosa) oggi è solo in parte legato alla domanda e all’offerta. Il prezzo lo stabiliscono gli investitori. Che puntando a realizzare forti guadagni in poco tempo, comprano e vendono per speculare, non per effettivo bisogno di quella merce. Molti grandi patrimoni non derivano dall’aver lavorato per costruire qualcosa, ma dall’aver indovinato le oscillazioni di prezzo magari con qualche secondo di anticipo.
Così la finanza determina il prezzo delle materie prime, ovvero se milioni di persone potranno comprarsi una mela per mangiarla oppure no. Con le espressioni colorite tipiche del loro modo di parlare, gli americani dicono: non è più il cane che agita la coda, è la coda che agita il cane.
Dice: si vabbé, ma a me ‘zzo me ne frega di tutto sto pippone su economia e finanza? Questo blog non parla di basket? Appunto. Il problema è quando qualcuno che è diventato ricco col trading, ovvero con le speculazioni finanziarie, abituato com’è ad un mercato virtuale quasi completamente slegato dalla realtà, decide di entrare nel basket.
NOTA: si ringrazia per il generoso contributo di idee il Prof. Andrea Baranes, economista e scrittore.

Parole sante
Il prof. Baranes è un’autorità. Una volta ha scritto: “I mercati finanziari sono come un uomo che corre a rotta di collo su una discesa ripidissima. Se prova a fermarsi cade rovinosamente, quindi può solo continuare a correre”. Prima o poi si schianterà.