Sergio e le spaziature

Di recente ho risposto a uno di quei sondaggi acchiappa-click, che era più o meno così: “Qual è il telecronista che ha saputo farti innamorare del basket raccontandolo nel modo più avvincente?”. E giù un elenco. Scemo come sono, ho indicato apposta uno che non era tra i candidati. Anche perché non faceva il telecronista. Ma se avessi risposto seriamente, avrei detto Sergio Tavcar (Taucer).

Padre sloveno, madre triestina, 76 anni a fine gennaio. Arguto, competente, divertente.  Una volta perdonatogli il “difetto” di tifare spudoratamente per le squadre slave e contro le italiane, Tavcar per me è stato di gran lunga il numero uno. Tavcar-Aldo Giordani? 100-0. Figuriamoci paragonato a tutti gli altri. Va bene, direte voi, ma quindi questo (cioè io) dove vuole arrivare? La stessa cosa che si chiedeva Totò quando un tizio lo prendeva a schiaffi perché lo aveva scambiato per Pasquale.

Voglio arrivare che “nessuno siam perfetti, ognuno abbiamo i suoi difetti”. Già con Aldo Giordani mi sono permesso di dire che la sua idea di difesa era quantomeno originale. Delitto di lesa maestà, mi rendo conto. Vostro Onore confesso e mi dichiaro colpevole. Tavcar invece, che come Giordani ha giocato, ha allenato per 20 anni e poi è diventato celebre come voce di Tele Capodistria, non sopporta il concetto di “spaziature”.

Ho letto non so dove, in un suo articolo: “Ma perché adesso tutti parlano di spaziature? Ma cos’è sta mania delle spaziature? Sono tutti fissati con queste benedette spaziature, come se fosse chissà quale rivoluzione tecnica. Quando avevo 13 anni, l’allenatore ci diceva: state larghi per non pestarvi i piedi e occupate le posizioni dove non c’è nessun compagno. Facile. Adesso sembra diventata una grande innovazione”.

Ineguagliabile Sergio, compagno fedele delle mie serate davanti a Capodistria nell’invernata 1980-81, trascorsa con la gamba sinistra ingessata dal pisello fino all’alluce… non è esattamente così. Stare larghi e posizionarsi dove non c’è già qualcun altro è sicuramente l’idea base. Ma a partire dagli anni 2000, le spaziature sono diventate un criterio di gioco assai più sofisticato. Gli obiettivi sono essenzialmente tre: liberare gli spazi per l’uno contro uno, assecondare le penetrazioni spaziandosi nei punti prestabiliti e punire gli aiuti difensivi, suggerendo a chi gioca uno contro uno le linee di scarico più opportune. Quindi si va per regole precise e codificate. E ogni squadra ha le sue, a seconda di chi penetra e distinguendo se attacca il centro dell’area o la linea di fondo. Il movimento sincronizzato dei 4 uomini senza palla, gli extrapass e le penetrazioni successive alla prima fanno sì che la squadra si muova in modo armonico e coordinato. Se ciò accade, si costruiscono tiri ad alta percentuale. Un sistema un po’ più evoluto del semplice “state larghi”.

Ho parlato troppo, anche questo è delitto di lesa maestà. Mi appello alla clemenza della Corte. Però ho anche delle attenuanti! Per esempio: Sergio Tavcar non mi ha fatto conoscere solo i leggendari eroi del Partizan, Kicanovic e Dalipagic. Mi ricordo perfettamente anche di quando parlava dello sgraziato gregario Josip Farcic, che ancora tirava i “liberi” con due mani da sotto. Facile ricordare solo i fuoriclasse, questa è la prova che ho ascoltato il maestro con dedizione totale. Spero in una condanna lieve. 

PS: Il tipo continuava a schiaffeggiare Totò e lui non reagiva, continuando a chiedersi “Voglio proprio vedere questo dove vuole arrivare”. Gli chiesero: “Ma continuavi a prendere schiaffi e stavi zitto?”. Lui: “E che me ne frega a me, mica sono Pasquale!”.

Sergio e le spaziature

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