Angela Adamoli

Nessuno mi toglie dalla testa che il verso “Quanti capelli che hai, non si riesce a contarli” Lucio Dalla lo abbia scritto pensando ad Angela Adamoli. Così va il mondo, chi tanto e chi poco. Criniera leonina a parte, Adamoli è una tipa tostissima. Ha esordito in serie A a 15 anni, ha giocato a Vicenza, Sesto San Giovanni, Pistoia, Cesena, Messina, Chieti e Caserta. A 19 anni era in Nazionale, dove conta 94 presenze. Con l’Italia ha vinto un oro alle Universiadi, un argento agli Europei e un altro argento ai Giochi del Mediterraneo. Diventata allenatrice, con la Nazionale Femminile di Malta nel 2016 ha vinto l’oro agli Europei dei piccoli stati e l’anno dopo l’oro alle Olimpiadi dei piccoli stati. Nel 2018 è stata Campione del Mondo alla guida della Nazionale Femminile 3×3. Gran carattere, da buona livornese. Capace di passare senza battere ciglio dalla tuta con le sneakers all’abito da sera col tacco 12. Che su una leonessa di un metro e 78 fa giusto giusto 1,90. Certo è che non passa mai inosservata. Le ho chiesto le cose che non le avevo mai sentito dire, 14 domande manco bastavano.

Ciao capitana. Mi viene di chiamarti così da quell’anno che giocavi a Chieti, io allenavo a Pescara e avevamo il preparatore atletico in comune…

“Bello quell’anno a Chieti, bei ricordi. Giustino (Nde: Danesi, il preparatore ‘condiviso’, che poi ha vinto 9 scudetti tra Siena e Milano) era un valore aggiunto, si vedeva che era di un’altra categoria.  Infatti poi ha preso  il volo. Siamo stati fortunati a trovarlo sulle nostre strade”.

Dimmi qual era la cosa che ti veniva meglio quando giocavi e invece il tuo tallone d’Achille.

“Il mio ‘vestito bello’ era la difesa. Spesso mi davano da marcare le più forti, le straniere. E a me piaceva tanto studiare le caratteristiche dell’avversaria di turno. Se avevano una media di 25 punti a partita, il mio obiettivo era di tenerle a 10. Peccato che il giorno dopo i giornali scrivevano ‘Tizia non era in giornata’, non che io l’avevo fermata… Ma mi divertivo lo stesso. Il difetto? Forse l’uso della mano sinistra. Ma ho lavorato molto per mimetizzare i limiti”.  

Quanto ci hai messo a spogliarti dei panni della giocatrice e indossare quelli da coach? O eri una di quelle che stando in campo già allenano?

“Il passaggio non è semplice. Mi ha aiutato l’essere stata spesso capitana, e quindi aver ricoperto un ruolo di leadership già da giocatrice. Mi sono abituata ad avere delle responsabilità e ad essere un punto di riferimento, soprattutto nei momenti meno buoni. Ti racconto questa. Nel 2016 ero con la Nazionale di Malta agli Europei dei piccoli stati. Prima della finale per l’oro, in spogliatoio ho detto: ‘Ragazze, questa è una partita che io vorrei sempre allenare’. In quel momento, dopo 10 anni che allenavo, mi sono resa conto che ero definitivamente passata dall’altra parte. In altre circostanze avrei detto ‘Io questa partita la vorrei sempre giocare’. Ci ho messo giusto quei 10 anni a sentirmi completamente calata nella figura di allenatrice”.

E gli spasimanti, nel passaggio dal campo alla panchina, sono aumentati o diminuiti?

“Spasimanti? Boh. Perché, ci sono stati? E se ci sono stati, davvero poteva esserci differenza tra campo e panchina? Non lo so, è un conto che non ho mai fatto”.

Tanti anni fa una giocatrice scudettata mi ha detto: “Se litigano due compagni di squadra possono anche prendersi a cazzotti, poi però fanno pace sotto la doccia e dopo l’allenamento vanno a farsi una birra insieme. Ma se litigano due compagne di squadra, è finita. Non si parlano più, non si passano più la palla e la guerra dura fino a fine campionato”. Confermi o smentisci?

“Se litigano due donne effettivamente è un macello. Però se si tratta di donne intelligenti la soluzione si trova. Magari con tempi un po’ più lunghi di due maschi che dopo una scazzottata si riconciliano davanti a una birra. E’ fondamentale che l’allenatore usi rispetto e coerenza, per non fomentare dissapori. Però attenzione: quando le donne sono capaci di fare gruppo, quando creano uno spirito di sorellanza, allora non ce n’è più per nessuno. Se le donne si mettono insieme i successi sono garantiti”.

La vittoria a cui ti senti più legata e la sconfitta più amara.

“Da giocatrice l’oro alle Universiadi in Giappone, battendo gli Usa in finale. Con tanto di dedica ad Allen Iverson, che era sugli spalti e che prima della partita mi aveva detto: ‘Dovresti aver paura di giocare contro gli Stati Uniti, sono troppo più forti di voi’. (Nde: mai provocare una livornese…). Da allenatrice sicuramente l’oro ai Mondiali di 3×3 a Manila. Però anche l’oro con la Nazionale di Malta alle Olimpiadi dei piccoli stati a San Marino. Fu un successo inaspettato, frutto di tanto lavoro, sacrificio e spirito di gruppo. Le sconfitte? Sono caduta tante volte, le persone care che mi sono vicine mi hanno sostenuto. Ma col tempo ho realizzato che la sconfitta più dolorosa nella vita è la mancanza di rispetto da parte degli altri. Dipendeva da loro, persone piccole. Non da me”.

Quant’è diverso il 3×3 dal basket a 5? Poco, tanto, tantissimo?

“E’ un altro sport. Certo, è una ‘costola’ del 5c5. Però ci sono regole, caratteristiche e sfumature molto diverse. E’ sicuramente uguale la professionalità che serve per raggiungere obiettivi importanti. Lavoro ordinario, risultati ordinari. Lavoro straordinario, cura dei dettagli, grande impegno, uguale risultati straordinari”.

Dall’esterno ti si percepisce come una che ha un bel rapporto con le sue giocatrici. E’ solo un’impressione?

“Tengo moltissimo ai rapporti con le persone con cui lavoro. Mi piace conoscere a fondo le giocatrici, capire chi sono, cosa le rende speciali. Sottolineo spesso questo concetto, ognuna di loro è unica e speciale. Credo sia questa la chiave per costruire un  gruppo solido, fatto di persone che stanno bene insieme. Su questo sono presuntuosa, ho avuto un buon rapporto col 99% delle mie giocatrici”. 

Come ti vedi ad allenare nella maschile?

“Benissimo! Considera che ho già allenato la Nazionale Maschile di 3×3 e squadre giovanili maschili. In più da 4 anni lavoro per una Università italo-americana. Sono responsabile del progetto basket, quattro anni fa avevo un giocatore americano, oggi ne ho 75. Ogni mattina alleno ragazzi americani da 18 a 25 anni, quindi mi confronto tutti i giorni con la componente maschile. La lingua che parliamo è la stessa, quella del pallone. Mi rispettano, mi chiedono consigli, non ho nessun problema”.

Cosa ti piace mangiare? I tuoi piatti preferiti.

“Tutto! Mi piace tutto. Se poi mi guardo allo specchio cerco di stare attenta, almeno per 300 giorni l’anno provo a seguire un’alimentazione corretta. Però mi piace molto mangiare. Uno sfizio sono le melanzane alla parmigiana, vado sempre a cercare dove le fanno più buone. Mi piace tanto anche la pizza, me la concedo una volta la settimana. Non parlarmi poi dei dolci perché è un tasto dolente. Vado pazza per la cioccolata. Fondente.

Sei impegnata sentimentalmente? Come dev’essere il tuo partner ideale?

“Si, sono sposata. Legata sentimentalmente da 25 anni al mio partner perfetto, mio marito. Una persona brillante, simpatica, un gentiluomo. Ha carattere, personalità forte, ma anche l’intelligenza per non essere sovrastante e lasciare alla sua compagna la libertà di essere se stessa. Io e lui non stiamo uno davanti e uno dietro ma camminiamo insieme, fianco a fianco.

Cosa fai quando non alleni? Puoi dire qualunque cosa, “Gli strani siete voi” non censura nulla.

“Niente di strano. Sto con mio marito e con la mia gatta, che guai a chi me la tocca. Mi piace uscire, camminare, vedere, conoscere, sono molto curiosa. Da anni faccio pre-pugilistica, che mi dà un equilibrio fisico e mentale importante. E poi vabbé, lo dico sottovoce, ma ogni tanto mi prende anche lo shopping impulsivo. Compro soprattutto scarpe, uno dei miei punti deboli!”.

Percepisci l’invidia delle altre donne? Parlo di tutto: il tuo fisico, il tuo ruolo, la tua vita di successo.

“Invidia ce n’è, c’è sempre stata. Io non mi sono mai messa in competizione con nessuna donna, non ne ho mai sentito la necessità. Si, mi rendo conto di avere una fisicità piuttosto importante. So anche di avere dei capelli importanti (sottolinea il concetto per infierire, Nde). Ci tengo moltissimo, se devo andare dal parrucchiere a tagliarli mi vengono gli incubi. Però non sono il tipo che se la tira. Quando parlo con le persone non ostento mai la mia carriera, le vittorie o la mia vita di successo come la definisci tu. Non sto lì a raccontare chi sono io o quello che ho fatto. Mi ritengo una persona molto semplice, forse dal di fuori posso dare un’altra impressione e sembrare boriosa o arrogante, ma non è così. Vivo immersa nel presente, non mi cullo sui risultati del passato. Preferisco innamorarmi del presente e concentrarmi sui grandi sogni che ho per il futuro”.

Andiamo più sul frivolo: ti piace ballare?

“Mamma mia, ballare… Guardo gli altri! Nemmeno da ragazza mi piaceva andare in discoteca. Un po’ per la vita da professionista che facevo, ma ballare non è proprio mai stata una delle mie passioni. Praticamente sono un tronco. In palestra ho fatto Gag, step acrobatico, coreografico, ma dovevano guidarmi passo passo. Il ritmo della musica non riesco proprio a seguirlo, sono imbarazzante (ride, NdE)”.

Dove ti vedi tra 10 anni?

“Io non sono mai stata una ‘yes woman’, in italiano leccaculo… Tra 10 anni sarò ancora questo tipo di persona, quindi con risultati costruiti solo con le mie forze. In pratica mi vedo come adesso, spero solo di avere ancora le energie per continuare a sognare in grande”.

Siamo a 14 domande e l’intervista sarebbe finita, ma te ne devo fare una quindicesima. Capitana, mi faresti un prestito?

“Eh? Ma sei matto?”.

Aspetta, non parlavo di soldi! Ti volevo chiedere se mi presti un po’ di capelli.

“Anche no. Non c’è trippa per gatti, arrangiati”.

Turchia, arrivo.

Angela Adamoli

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5 commenti su “Angela Adamoli

  1. Che spettacolo di donna, è se non ti avessi incrociato su fb continuerei a non sapere che esiste ed ha fatto cose di livello assoluto! Grazie per averla intervistata!

      1. 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 I miei capelli purtroppo non hanno niente a che vedere con i capelli della tua collega. Cmq se ti avesse dato i capelli che ci avresti fatto? Una parrucca? 😂 😂 😂 😂 😂

  2. La conosco da ragazzina. E prima di conoscerla, la trovavo indisponente e altezzosa. Nella realtà è proprio come si descrive lei. È super, credetemi.

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