{"id":853,"date":"2025-05-11T13:47:28","date_gmt":"2025-05-11T13:47:28","guid":{"rendered":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=853"},"modified":"2025-06-28T17:58:23","modified_gmt":"2025-06-28T17:58:23","slug":"jim-the-red","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=853","title":{"rendered":"Jim &#8220;The Red&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"352\" height=\"352\" src=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-335\" style=\"object-fit:cover;width:280px;height:280px\" srcset=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo.jpg 352w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo-300x300.jpg 300w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 352px) 100vw, 352px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>Jim &#8220;The Red&#8221;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Continuavano a chiamarlo \u201cThe Red\u201d, il rosso, anche se ormai era quasi completamente calvo. Ma il colore dei quattro peli che gli restavano in testa rendeva inequivocabile il motivo del soprannome. Coach \u00a0Jim McGregor era un soggettone. Indole da gitano, spirito libero, convinto assertore del binomio (parole sue) \u201cDouble D\u201d, dollari e donne. Qualcuno lo ricorder\u00e0 quando, nelle estati degli anni \u201970, girava l\u2019Italia partecipando ai numerosissimi tornei nelle arene all\u2019aperto, con squadre di americani in cerca di ingaggio. Qualche settimana fa ho raccontato che opinione avesse sui custodi delle palestre. Stavolta invece parliamo di una sua (a dir poco originale!) strategia di gioco. Stagione 1978-79, Jim il Rosso allenava il Pagnossin Gorizia in A2. Gli americani erano il biondo John Laing e il cattivissimo Roscoe Pondexter. Tra gli italiani Roberto Premier, Ardessi, Valentinsig, l\u2019emergente Davide Turel. Il credo di McGregor era pressing a tutto campo e contropiede a mille all\u2019ora. Con qualche elemento di quella squadra, per\u00f2, aggressivit\u00e0 e velocit\u00e0 non erano granch\u00e9 praticabili. Cos\u00ec, per \u201crubare\u201d qualche facile canestro da sotto, il nostro si invent\u00f2 un bizzarro stratagemma. Che ci crediate o no, quell\u2019anno nessun giocatore della Pagnossin battuto uno contro dal suo avversario diretto avrebbe mai tentato un recupero difensivo. Mai e poi mai, per nessun motivo al mondo. Chi subiva una penetrazione aveva l\u2019ordine di\u2026 fregarsene e sprintare in contropiede, lasciando i compagni in quattro. Risultato: se gli avversari segnavano, subito lancio lungo su rimessa e canestro facile, alla peggio erano due punti di qua e due di l\u00e0. Ma se sbagliavano, peggio per loro. <em>Fastbreak<\/em> (non \u00e8 la colazione, quella \u00e8 <em>breakfast<\/em>) e due punti sicuri dall\u2019altra parte. Come dite? Mai vista una roba del genere? Beh, io si. Qualcosa di simile negli stessi anni la faceva anche il Campli Basket, squadra abruzzese nelle minors, con coach Enzo Borgognoni. Solo che c\u2019era una punta fissa designata, si chiamava Nino Di Annunzio. Forse quella strategia l\u2019avevano presa da Jim il Rosso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jim &#8220;The Red&#8221; Continuavano a chiamarlo \u201cThe Red\u201d, il rosso, anche se ormai era quasi completamente calvo. Ma il colore dei quattro peli che gli restavano in testa rendeva inequivocabile il motivo del soprannome. Coach \u00a0Jim McGregor era un soggettone. 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