{"id":420,"date":"2025-02-22T09:47:58","date_gmt":"2025-02-22T09:47:58","guid":{"rendered":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=420"},"modified":"2025-06-28T16:40:26","modified_gmt":"2025-06-28T16:40:26","slug":"la-lettera-di-dan-allnba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=420","title":{"rendered":"La lettera di Dan all\u2019NBA"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"352\" height=\"352\" src=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-335\" style=\"object-fit:cover;width:280px;height:280px\" srcset=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo.jpg 352w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo-300x300.jpg 300w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 352px) 100vw, 352px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>La lettera di Dan all\u2019NBA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 nessun altro personaggio del basket che abbia avuto impatto e notoriet\u00e0 fuori<br>dall\u2019ambiente del basket come Dan Peterson. Lo conoscono tutti. Per gli articoli sulla Gazzetta<br>dello Sport, per le telecronache del Wrestling, per gli spot pubblicitari, per le ospitate in Tv a<br>parlare di qualunque cosa. Qualcuno addirittura ignora che prima di tutto questo facesse<br>l\u2019allenatore.<br>A ricordarcelo sconosciuto 37enne, chiamato in Italia dall\u2019avv. Porelli ad allenare la Virtus Bologna,<br>siamo rimasti in pochi. Era il 1973. Daniel Lowell Peterson all\u2019epoca aveva allenato solo un College<br>minore negli Usa, la Delaware University, e la tutt\u2019altro che prestigiosa Nazionale del Cile. E infatti,<br>la reazione unanime fu del tipo: \u201cMa questo qui Porelli dove lo ha pescato?\u201d.<br>Peterson arriv\u00f2 dall\u2019America che indossava terribili stivaletti col tacco, improbabili pantaloni a<br>quadretti e giacche multicolori, per non parlare dell\u2019acconciatura da paggetto. Nessuno poteva<br>immaginare che razza di personaggio sarebbe diventato. Porelli, prima diesse e poi presidente<br>della Virtus, lo defin\u00ec \u201cuna spugna\u201d. Nel senso che assorbiva e assimilava tutto, elaborava,<br>imparava. Nel giro di poco tempo Dan conosceva Bologna e i suoi segreti meglio di un bolognese.<br>Cominci\u00f2 a vestire abiti di alta sartoria, comprendeva perfettamente l\u2019italiano e lo parlava in modo<br>volutamente distorto, per creare il personaggio. Un incredibile manager di se stesso.<br>E qui ci agganciamo all\u2019episodio oggetto del Flashback. Bisogna calarsi nei tempi: primi anni \u201970,<br>niente Internet, collegamenti zero. Oggi la NBA sa ovviamente tutto del basket al di fuori degli Usa.<br>Quello invece era un periodo in cui la patria del basket viveva nel suo splendido isolamento, e noi<br>a nostra volta le gesta dei John Havlicek e dei Kareem Abdul Jabbar ce le potevamo solo<br>immaginare.<br>Erano tempi, per dire, in cui un giovane Valerio Bianchini, con lo pseudonimo di Wally White, si<br>fingeva corrispondente dagli Usa del mensile Giganti del Basket e raccontava il basket NBA<br>leggendolo sulle riviste che arrivavano dagli States, senza muoversi dalla sua scrivania.<br>Bene: alla fine del suo primo campionato in Italia, nel 1974, Dan Peterson ebbe la fantastica idea di<br>scrivere una lettera a tutti i Club dell\u2019NBA, invitandoli a prendere in considerazione alcuni giocatori<br>statunitensi che secondo lui erano all\u2019altezza di stare dall\u2019altra parte dell\u2019oceano. \u201cIl livello del<br>campionato italiano \u00e8 piuttosto alto -questo era il succo della lettera, pi\u00f9 o meno- e ci sono diversi<br>americani arrivati qui dal College che magari meriterebbero una \u2018chance\u2019 nell\u2019NBA. Fossi in voi gli<br>darei un\u2019occhiata -concludeva Dan- perch\u00e9, se possibile, vorrei non dover giocare contro qualcuno<br>di questi l\u2019anno prossimo\u201d. Come dire: cara NBA, prenditi gli americani pi\u00f9 forti che giocano in<br>Italia e toglimi dalle scatole gli avversari pi\u00f9 pericolosi. In particolare Peterson aveva indicato Steve<br>Hawes della Reyer Venezia, Bob Morse dell\u2019Ignis Varese e Chuck Jura della Mobilquattro Milano.<br>Ora, quella lettera sarebbe dovuta restare segreta. Ma come spesso accade in questi casi, divenne<br>invece di dominio pubblico. Qualche giornale addirittura la pubblic\u00f2 integralmente. Risultato: lo<\/p>\n\n\n\n<p>scaltro Dan si fece una fama da furbastro e and\u00f2 immediatamente sulle scatole a molti dirigenti e<br>allenatori italiani. Tonino Zorzi in particolare, che allenava la Reyer, era furente al pensiero che<br>qualche Club americano potesse interessarsi al \u201csuo\u201d Hawes. \u201cPeterson ora non dovr\u00e0<br>meravigliarsi -scrisse Giganti- se qualche suo collega italiano non lo saluter\u00e0 pi\u00f9\u201d.<br>In quel momento di sicuro nessuno immaginava che l\u2019uomo venuto dall\u2019Illinois avrebbe fatto 14<br>anni di carriera in Italia, vincendo 5 scudetti, tre Coppe Italia, una Coppa dei Campioni e una Korac,<br>e che poi si sarebbe costruito una carriera da opinionista e commentatore anche fuori dal basket.<br>Stando simpatico a tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lettera di Dan all\u2019NBA Non c\u2019\u00e8 nessun altro personaggio del basket che abbia avuto impatto e notoriet\u00e0 fuoridall\u2019ambiente del basket come Dan Peterson. Lo conoscono tutti. 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