{"id":2125,"date":"2026-03-25T13:10:21","date_gmt":"2026-03-25T13:10:21","guid":{"rendered":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=2125"},"modified":"2026-03-25T22:14:31","modified_gmt":"2026-03-25T22:14:31","slug":"vacanze-italiane-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=2125","title":{"rendered":"Vacanze italiane"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"303\" height=\"139\" src=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/E-PER-FINIRE-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2126\" srcset=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/E-PER-FINIRE-3.jpg 303w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/E-PER-FINIRE-3-300x138.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 303px) 100vw, 303px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-zakra-color-1-color has-text-color has-link-color wp-elements-87fe07b444cebac525ce468084a3f7b7 wp-block-paragraph\"><strong>FLASHBACK<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Vacanze italiane<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dicono che un libro non si giudica mai dalla copertina. N\u00e9 dal titolo. Ma la prima autobiografia di Wilt Chamberlain (ne ha scritte due) ha un titolo che \u00e8 una promessa: <em>&#8220;Wilt, Just Like Any Other 7-Foot Black Millionaire Who Lives Next Door&#8221;<\/em><strong>.<\/strong> Traduzione: \u201cWilt, come un qualsiasi altro vicino di casa alto 7 piedi, nero e milionario\u201d. Figuriamoci: chi non ha mai avuto un dirimpettaio di due metri e 16, colorato e straricco? Giusto per sottolineare che il soggetto era pi\u00f9 unico che raro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa prima autobiografia, scritta in collaborazione col giornalista David Shaw, non \u00e8 stata mai tradotta in italiano. E&#8217; un vero peccato, perch\u00e9 contiene molti riferimenti all\u2019Italia. Si d\u00e0 il caso che nella primavera del 1958 il perticone, non ancora 22enne, avesse firmato Il suo primo contratto da professionista. Ma non nell\u2019Nba, bens\u00ec con gli Harlem Globetrotters. Come ogni estate, anche quell\u2019anno lo squadrone che miscelava basket e comicit\u00e0 venne in tourn\u00e9e in Europa. E nel libro di Chamberlain c\u2019\u00e8 un capitolo dedicato proprio alle sue \u00a0\u201cVacanze italiane\u201d. Come si intitola? \u201cThe sweet life\u201d, la dolce vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ma perch\u00e9 gli Harlem e non la Nba? Breve parentesi: per arginare lo strapotere del negrone nato a Filadelfia, la Ncaa (il campionato universitario) era stata costretta addirittura a riscrivere un tot di regole. Un esempio? Wilt, che giocava con Kansas University, era scarso sui tiri liberi. Ma quando li tirava, saltando da fermo andava direttamente a schiacciare. Cos\u00ec misero la regola che chi tirava i liberi doveva rimanere coi piedi dietro la linea. Rende l\u2019idea? L\u2019impatto del Fenomeno era de-va-stan-te.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec, stufo di dominare le partite universitarie da solo, a 22 anni nemmeno compiuti Chamberlain decise di cimentarsi coi professionisti. Ma le regole, ai tempi, impedivano di essere scelti nell\u2019Nba senza aver prima terminato il College. Cos\u00ec, con grande sorpresa di tutti, il 2,16 decise di firmare per i Globetrotters. Che per carit\u00e0, professionisti lo erano. All\u2019epoca erano anche molto forti. Ma salvo eccezioni non giocavano sul serio, le loro partite stavano al basket come il Wrestling di oggi sta a un vero incontro di lotta. Erano comici nati e intrattenevano il pubblico a suon di gag e numeri da circo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chamberlain la raccontava cos\u00ec:<em> \u201cQuando annunciai che per cominciare a giocare sul serio avrei lasciato Kansas e avrei firmato con gli Harlem, molti pensarono che fossi impazzito. Era come se una suora, per preservare la sua verginit\u00e0, annunciasse di aver lasciato la chiesa per andare a lavorare in un bordello\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>I<\/em>l modo in cui \u201cThe Stilt\u201d (il trampolo) racconta la sua prima avventura italiana, in particolare le tappe di Milano, Torino e Pesaro, sembra studiato apposta per sbalordire il lettore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">BIGLIETTI OMAGGIO.<em> \u201cAvevo 22 anni\u201d, <\/em>racconta Chamberlain,<em> \u201cero pieno di curiosit\u00e0 ed entusiasmo, ma non parlavo una parola di italiano. Temevo di non riuscire a rimorchiare. Cos\u00ec i compagni mi spiegarono che dovevo andare in centro\u00a0 e regalare alle ragazze i biglietti omaggio per le nostre esibizioni\u201d. <\/em>Figuriamoci quella scultura vivente che girava per Milano ai primi di luglio in cerca di donne da abbordare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">VIGORELLI.<em> \u201cA Milano il successo fu totale. Giocammo tre partite in 3 giorni, attirando nell\u2019arena folle immense\u201d. <\/em>\u201cL\u2019arena\u201d era il Velodromo Vigorelli, per l\u2019occasione adattato al basket. Conosco i dettagli di una sola delle tre partite: 6 luglio 1958, Harlem Globetrotters-Borletti Milano 71-29. Spettatori 16mila.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CIFRA ASSURDA. <em>\u201cPrima di lasciare Milano, fui contattato da alcuni uomini d\u2019affari italiani. Mi offrirono una cifra assurda per tornare in Italia alla fine del mio anno con gli Harlem e giocare per una squadra italiana. Ma ero troppo determinato ad andare in Nba l\u2019anno dopo e rifiutai\u201d. <\/em>Chi saranno stati gli \u201cuomini d\u2019affari\u201d italiani e in quale Club volevano portare Wilt? Mistero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">APPLAUSI.<em> \u201cArrivati a Torino, giravamo per strada tutti insieme per attirare l\u2019attenzione. Capirai, tutti afroamericani e tutti sopra i due metri. Eravamo seguiti da un gran numero di curiosi, cos\u00ec a un certo punto ci mettevamo a saltare per toccare segnali stradali o rami d\u2019albero ad altezze stratosferiche. La folla applaudiva e noi ringraziavamo con un inchino. Lo facevamo per portare pi\u00f9 gente possibile alle partite della sera, ma anche per rimorchiare le ragazze pi\u00f9 belle!\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Wilt divideva la stanza d\u2019albergo con Tom \u201cRipper\u201d Spencer, altro fisicaccio. I due si affacciavano dal balcone a torso nudo e si sparavano le pose da culturisti, attirando sotto all\u2019Hotel una folla di persone. Soprattutto esponenti del gentil sesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">SALTO NEL VUOTO.<em> \u201cNella camera accanto alla nostra alloggiava una ragazza molto carina. Da balcone a balcone le dissi \u2018buonasera\u2019, una delle poche parole italiane che conoscevo. Lei a sua volta non parlava inglese, cos\u00ec io e Ripper ci presentammo a gesti e sorrisi. Sempre a gesti, ci fece intendere che le sarebbe piaciuto offrirci un drink in camera sua. Ovviamente accettammo\u201d.<\/em> Alle tre di notte, i due american-lovers raggiunsero la ragazza. Ma per motivi che non \u00e8 dato conoscere, non passarono dalla porta. Saltarono dal balcone. L\u2019avventura si concluse alle 6 di mattina. Ripper, ubriaco fradicio di Pernod, non se la sentiva di rifare lo stesso salto a ritroso e per lasciare il \u201ccampo di battaglia\u201d sfond\u00f2 a calci una parete di cartongesso. Chamberlain al contrario rifece lo stesso salto da balcone a balcone, rischiando di sfracellarsi.<em> \u201cDa sobrio sembrava molto pi\u00f9 vicino\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CAMPAGNA. A Pesaro, se possibile, and\u00f2 ancora peggio. Solito bagno di folla, solito approccio con una ragazza del posto, che dopo la partita si port\u00f2 Wilt a casa sua, in campagna. E fin qui tutto regolare. Ma dopo aver \u201cconsumato\u201d, anzich\u00e9 riaccompagnare lo stallone americano in albergo, la donzella pesarese lo scaric\u00f2 a notte inoltrata nel bel mezzo dell\u2019entroterra marchigiano. <em>\u201cVagai per ore nel buio pesto alla ricerca della strada di casa\u201d, <\/em>scrive Chamberlain<em>, \u201cche riuscii a trovare solo alle prime luci dell\u2019alba\u2026\u201d\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MOULIN ROUGE. Lasciata l\u2019Italia, la tourn\u00e9e dei Globetrotters e le avventure di Wilt proseguirono a Vienna e Parigi. Nella capitale francese, si legge nel libro, Chamberlain coron\u00f2 il suo sogno di fare sesso con una ballerina del Moulin Rouge. Ma la parentesi italiana era quella che gli aveva lasciato i ricordi pi\u00f9 piacevoli. Tanto che l\u2019autobiografia, pubblicata nel 1973, si conclude cos\u00ec:<em> \u201c\u2026Oppure potreste vedermi su una gondola in giro per i canali di Venezia, abbracciato a una ragazza, mentre vi sorrido e vi strizzo l\u2019occhio. Ciao\u2026\u201d\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>(Credits: Michele Pettene, Esquire.com)&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FLASHBACK Vacanze italiane Dicono che un libro non si giudica mai dalla copertina. N\u00e9 dal titolo. Ma la prima autobiografia di Wilt Chamberlain (ne ha scritte due) ha un titolo che \u00e8 una promessa: &#8220;Wilt, Just Like Any Other 7-Foot Black Millionaire Who Lives Next Door&#8221;. 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