{"id":1747,"date":"2025-12-14T14:30:31","date_gmt":"2025-12-14T14:30:31","guid":{"rendered":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=1747"},"modified":"2025-12-14T15:19:28","modified_gmt":"2025-12-14T15:19:28","slug":"la-finale-invisibile-4-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=1747","title":{"rendered":"La finale invisibile (4. fine)"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"505\" src=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FLASHBACK-1024x505.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1748\" style=\"width:280px\" srcset=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FLASHBACK-1024x505.jpeg 1024w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FLASHBACK-300x148.jpeg 300w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FLASHBACK-768x379.jpeg 768w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FLASHBACK-1536x757.jpeg 1536w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FLASHBACK-2048x1010.jpeg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>FLASHBACK<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>La finale invisibile (4. fine)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019assedio dur\u00f2 pi\u00f9 di tre ore. Nel piccolo spogliatoio la temperatura era equatoriale, tra vapore delle docce e finestre chiuse i giocatori erano pi\u00f9 sudati di prima. I dirigenti di Palestrina ci fecero salire al piano di sopra, dove avevano la sede. E l\u00ec, asserragliati come Davy Crockett a Fort Alamo, aspettammo pazientemente. Non so quanti fossero i tifosi in assetto di guerra, fuori, ansiosi di regolare i conti. Forse non tutti e ottocento quelli che avevano visto la partita. Ma di sicuro non era il caso di uscire prima che arrivassero i rinforzi. Ulteriore problema era rintracciare Giovanni l\u2019autista, che si era rifugiato col pullman chiss\u00e0 dove. Con noi a rischiare il linciaggio c\u2019erano anche gli arbitri. Uno dei due, Garsia di Modena, aveva un\u2019espressione di dolore sul volto e zoppicava. Non era scappato abbastanza velocemente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019allenatore di casa, Beniamino Scarinci, era affranto. Non solo per il risultato, anche e soprattutto per l\u2019invasione di campo, l\u2019aggressione a squadra ospite e arbitri, l\u2019assedio. Era chiaro che le conseguenze a livello di provvedimenti disciplinari sarebbero state gravissime. E\u2019 scomparso da pi\u00f9 di qualche anno, ne ho un bellissimo ricordo.<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>Era un grande gentleman, coach Scarinci. Un vero uomo di sport. La mattina dopo la partita mi telefon\u00f2 a casa -non esistevano i telefonini- che ancora dormivo. \u201cScusa per l\u2019ora, di Roseto avevo solo il tuo numero (nde: era con me che si sentiva per lo scambio di informazioni sulle squadre da affrontare, nel 1988 non c\u2019era la disponibilit\u00e0 online dei filmati delle partite e si usava ancora cos\u00ec). Volevo sincerarmi che il viaggio di ritorno fosse andato bene\u201d. Dopo una sconfitta cos\u00ec dolorosa, non so quanti altri sarebbero stati l\u00ec a preoccuparsi della nostra incolumit\u00e0.<\/u><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA FUGA &#8211;<\/strong> Finalmente arriv\u00f2 altra forza pubblica. Ormai era quasi buio, ma parecchi esagitati erano ancora l\u00ec fuori ad aspettarci. E non certo per complimentarsi. Scendemmo. Fuori c\u2019erano tre cellulari dei carabinieri&nbsp;che ci avrebbero portati in salvo. Protetti da un\u2019intera squadra in tenuta antisommossa, con caschi, scudi e manganelli, salimmo in fretta sui furgoni. Gli assedianti urlavano che non finiva l\u00ec e che ci avrebbero inseguiti fino in capo al mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>I cellulari imboccarono sgommando una stradina sterrata. La percorremmo a tutta velocit\u00e0. Capimmo che i militi volevano far perdere le nostre tracce a eventuali inseguitori, ma cos\u00ec rischiavamo di schiantarci a ogni curva. \u201c<em>Ah maresci\u00e0<\/em>\u201d, disse il dott. Battista al carabiniere che guidava, \u201c<em>Ce semo sarvati dai tifosi inferociti, nun \u00e8 che adesso ce fai mor\u00ec su sto cazzo de furgone<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CARNEVALE &#8211;<\/strong> La folle corsa si concluse alla Stazione dei carabinieri di San Ces\u00e0reo, paese a una decina di km. da Palestrina. L\u00ec avevano scortato anche il pullman. Oltre a Giovanni l\u2019autista ritrovammo anche Gianni Vincenti, che all\u2019arrivo ovviamente aveva evitato di entrare in palestra insieme alla squadra. Si era presentato da solo e aveva guardato la partita indisturbato, nessuno lo aveva associato a noi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;In caserma cominciarono ad arrivare le telefonate da Roseto. Romano Chiappini (vice presidente) e Vittorio Fossataro (giemme), trepidanti, si informavano sulle condizioni di salute dei ragazzi. Aureli, da capitano, and\u00f2 a parlare per tutti. Torn\u00f2 nella stanza (senza sedie) dove eravamo accampati e rifer\u00ec: \u201c<em>Mi ha detto Fossataro che da noi \u00e8 un tripudio. Cortei di auto, clackson, bandiere, Roseto sembra Rio de Janeiro<\/em>\u201d. I giocatori si guardarono: reduci da una fuga avventurosa per le campagne laziali, stanchi, sudati, sdraiati sul pavimento con le borse come cuscini, ancora senza cena. Altro che carnevale.<\/p>\n\n\n\n<p>A notte fonda potemmo finalmente riprendere la via di casa. I carabinieri per\u00f2 ritenevano che il pericolo di agguati al pullman non fosse del tutto scongiurato, cos\u00ec ci scortarono fino al casello e anche per un tratto di autostrada. Efficienti e scrupolosi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LO SCHERZO &#8211; <\/strong>Questa fece il giro del mondo. I tifosi di Roseto ci aspettavano all\u2019uscita dell\u2019autostrada, per festeggiare. E la mente diabolica di Antimo Di Biase, che una ne pensava e 100 ne faceva, escogit\u00f2 uno scherzo micidiale. Matteo il <em>masseur <\/em>tir\u00f2 fuori fasce e cerotti e ci trucc\u00f2 tutti da reduci di guerra: chi col braccio al collo, chi con le bende in testa, chi coi cerotti in faccia, mancavano solo le stampelle. Sembrava che ci avessero suonati come zampogne.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019arrivo del pullman i rosetani, che generosamente avevano portato pizze e birre per rifocillare la squadra, esplosero in un boato. Ma l\u2019urlo gli si strozz\u00f2 in gola. Il primo a scendere fu Willy Battistoni, bendato e zoppicante. Poi tutti gli altri, fasciati e incerottati. Per qualche secondo gli ultr\u00e0 ci cascarono: <em>\u201cMadonna, li hanno massacrati\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ma presto bende e cerotti volarono in aria, tra le risate generali. I 10 eroi si concessero all\u2019abbraccio, poi in un baleno divorarono le pizze.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>EPILOGO &#8211; <\/strong>I festeggiamenti durarono a lungo, tra cene, premiazioni e partite celebrative. Ma l\u2019abbraccio coi tifosi in autostrada rimase il momento pi\u00f9 autentico. Le medaglie ricordo non ci facevano dimenticare com\u2019eravamo partiti 10 mesi prima: in ritiro a Isola del Gran Sasso con la squadra ancora largamente incompleta, circondati dallo scetticismo generale, col solo Giovanni Giunco che credeva fermamente nel suo progetto e Domenico Sorgentone che parlava di B1 nonostante fosse circondato da ragazzini. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>Sono tornato a Palestrina da avversario 29 anni dopo, nella stagione 2016-17. Allenavo Teramo in serie B. Non si giocava pi\u00f9 nel piccolo impianto di quella volta, ma al Pala Iaia. Prima della partita Mauro Braghese, il loro diesse, mi port\u00f2 sotto la gradinata: \u201cVedi? Questi erano i tifosi del Club \u2018Stato di ebbrezza\u2019, erano tutti presenti quella volta e io ero uno di loro. Solo che avevamo 20 anni e adesso ne abbiamo 50\u201d. Ricordavo benissimo lo striscione con la scritta \u201cStato di ebbrezza\u201d. Strinsi una decina di mani e incassai sorridendo un paio di goliardici \u201cMa che cazzo hai scritto su er sito de Maggitti, avemo fatto un po\u2019 de bordello, ma mica cos\u00ec grave come hai scritto te!\u201d.<\/u><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La \u201cfinale invisibile\u201d, oltre a unire strettamente tutti noi che l\u2019avevamo vissuta, ci aveva assegnato uno status indelebile, quello di reduci. Anni dopo Raffaele Battista, orgogliosamente, ancora mi diceva: \u201c<em>Ricordati Pietro, noi siamo quelli di Palestrina<\/em>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FLASHBACK La finale invisibile (4. fine) L\u2019assedio dur\u00f2 pi\u00f9 di tre ore. Nel piccolo spogliatoio la temperatura era equatoriale, tra vapore delle docce e finestre chiuse i giocatori erano pi\u00f9 sudati di prima. I dirigenti di Palestrina ci fecero salire al piano di sopra, dove avevano la sede. 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