{"id":1730,"date":"2025-12-14T14:05:29","date_gmt":"2025-12-14T14:05:29","guid":{"rendered":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=1730"},"modified":"2025-12-14T15:16:45","modified_gmt":"2025-12-14T15:16:45","slug":"paf-ecco-lo-staff","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=1730","title":{"rendered":"Paf, ecco lo staff"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"284\" height=\"154\" src=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/PUNTI-DI-VISTA.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1731\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>Paf, ecco lo staff<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In principio era l\u2019allenatore. E l\u2019allenatore era presso il basket. E l\u2019allenatore era il basket. Somiglia troppo al prologo del Vangelo secondo Giovanni, ma rende l\u2019idea. Ai tempi non c\u2019era neanche bisogno di specificare \u201ccapo\u201d allenatore, ogni squadra ne aveva solo uno. Poi cominci\u00f2 ad affermarsi la figura del vice, diciamo a partire dagli anni \u201970.<\/p>\n\n\n\n<p>Un apripista decisivo fu Dan Peterson, che quando venne a Bologna (1973) port\u00f2 con s\u00e9 come assistente il suo pretoriano John McMillen. E quando pass\u00f2 a Milano (1978), valorizz\u00f2 con grande efficacia comunicativa il ruolo e le funzioni di Franco Casalini. A livello di comunicazione, Peterson era il Velasco dell\u2019epoca: dettava legge. A quel punto, dopo gli indottrinamenti del piccolo Dan, la prima \u201crivoluzione\u201d era bella che fatta: in Italia non c\u2019era pi\u00f9 nessuno che non giurasse sull\u2019importanza del vice allenatore.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 la figura del vice bravo, prestigioso e con grandi responsabilit\u00e0 non l\u2019ha inventata Peterson. Esisteva gi\u00e0 e si chiamava Sandro Gamba, per 8 lunghi anni assistente di Cesare Rubini al Simmenthal Milano. Talmente bravo e prestigioso che alla fine faceva tutto lui. Oggi se ci mettiamo ad elencare i \u201cvice\u201d che poi si sono costruiti una carriera di successo come capo allenatore non finiamo pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Il passo successivo, negli anni \u201980, fu l\u2019introduzione del secondo assistente. A qualcuno di noi &nbsp;l\u2019ampliamento dello staff a tre componenti sembr\u00f2 un\u2019esagerazione. Eppure comportava pi\u00f9 posti di lavoro. Il mio compagno di corsi Andrea Carosi era solito commentare: \u201cAh\u00f2, nun bastavano er primo, er secondo, m\u00f2 pure er dorce\u201d. Battutona. La verit\u00e0 \u00e8 che un terzo allenatore era il sintomo di come la conduzione tecnica di una squadra stesse evolvendo sempre pi\u00f9 verso criteri di lavoro d\u2019\u00e9quipe, decisamente pi\u00f9 scientifici, e con la composizione di staff estremamente professionali. Sia in campo, per la suddivisione dei compiti durante gli allenamenti, sia in ufficio e al computer, per la video analisi e i filmati.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni \u201990, dagli Usa arrivavano esempi di accurata specializzazione e divisione dei compiti. Un assistente per la difesa e uno per l\u2019attacco, per dire. Oppure la figura del \u201csenior assistant\u201d, ovvero un assistente pi\u00f9 avanti con gli anni rispetto al capo, con compiti di consigliere esperto. Il pi\u00f9 noto \u00e8 stato il grande Tonino Zorzi, verso la fine della sua carriera.<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia i due assistenti, di solito, erano quelli che dovevano sciropparsi nottate insonni al computer per montare i filmati sulle avversarie, oggetto di riunioni video con la squadra. Poi \u00e8 chiaro che ogni staff si organizza al suo interno come meglio crede.<\/p>\n\n\n\n<p>E arriviamo ai giorni nostri. Oggi la composizione dello staff non si ferma pi\u00f9 nemmeno a tre. Soprattutto da quando ha preso piede la figura professionale del \u201cMatch-Analyst\u201d, un allenatore addetto ad analizzare le partite sminuzzandole accuratamente. Ne vengono fuori dati straordinariamente utili al lavoro sul campo, alla correzione degli errori, alla preparazione del piano-partita.<\/p>\n\n\n\n<p>Non dimentichiamo poi il preparatore atletico, che lavora in stretta sintonia e coordinamento con gli allenatori. Un esempio di staff assai articolato? Prendiamo ancora una volta Milano. Prima delle dimissioni di Messina c\u2019era lui come <em>head coach<\/em>. Peppe Poeta, che ora gli \u00e8 subentrato, non era definito vice ma <em>associated head coach<\/em>, in pratica un secondo capo allenatore. Poi ci sono due <em>assistant coach<\/em>, Alberto Seravalli ed Emilio Kovacic. Poi c\u2019\u00e8 la figura del <em>player development coach <\/em>(Giuseppe Mangone), ovvero l\u2019allenatore che lavora sul miglioramento individuale dei giocatori. E infine un <em>video-coordinator <\/em>(Stefano Bertoli) e un <em>video-analyst<\/em> (Mattia Bonetti). Totale componenti dello staff, 7. Sempre prima che si dimettesse Messina.<\/p>\n\n\n\n<p>Finita qui? Ma neanche per sogno. Questo era lo staff tecnico, poi c\u2019\u00e8 il cosiddetto <em>performance-team<\/em>, che comprende due preparatori atletici e 4 fisioterapisti. Se ci limitiamo a chi lavora sul campo, arriviamo a 9 membri. Altro che \u201cer dorce\u201d, ci stanno anche il caff\u00e8 e tutti i vari liquorini. Per\u00f2, se chiedete a qualunque allenatore come si articola il lavoro coi suoi collaboratori, invariabilmente risponder\u00e0: ascolto il parere di tutti, poi alla fine decido io.<\/p>\n\n\n\n<p>La morale? <em>A morale \u00e8 che ar cavajere nero nun je devi cac\u00e0 er\u2026<\/em> no, questa \u00e8 un\u2019altra. La morale \u00e8 che lo staff pu\u00f2 essere numeroso e articolato quanto vuoi, gli assistenti bravissimi e competenti, l\u2019organizzazione perfetta. Ma di fronte alle sue responsabilit\u00e0 e alle sue decisionI, l\u2019allenatore \u00e8 e resta un uomo solo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paf, ecco lo staff In principio era l\u2019allenatore. E l\u2019allenatore era presso il basket. E l\u2019allenatore era il basket. Somiglia troppo al prologo del Vangelo secondo Giovanni, ma rende l\u2019idea. Ai tempi non c\u2019era neanche bisogno di specificare \u201ccapo\u201d allenatore, ogni squadra ne aveva solo uno. 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