{"id":1681,"date":"2025-11-28T13:11:15","date_gmt":"2025-11-28T13:11:15","guid":{"rendered":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=1681"},"modified":"2025-11-28T13:54:08","modified_gmt":"2025-11-28T13:54:08","slug":"la-finale-invisibile-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=1681","title":{"rendered":"La finale invisibile (3.)"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"247\" height=\"101\" src=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/FLASHBACK-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1682\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>FLASHBACK<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>La finale invisibile (3.)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il riscaldamento si svolse in un clima rovente, al limite dell\u2019intimidazione fisica. I dirigenti di Palestrina, nel tentativo di stemperare gli animi, consegnarono ai nostri mazzi di fiori da lanciare sugli spalti in segno di distensione. I fiori erano biancoazzurri, legati con un nastro arancio-verde. Ma l\u2019idea di mescolare i colori sociali delle due squadre non serv\u00ec a placare gli animi, sulle gradinate del piccolo impianto <em>(lo vedete in foto)<\/em> c\u2019erano ottocento prenestini incazzati come lupi. L\u2019unico che ebbe il coraggio di avvicinarsi agli spalti per lanciare il mazzo di fiori al pubblico fu Antimo. S\u00ec, Antimo Di Biase, l\u2019uomo che pi\u00f9 mi fece disperare quell\u2019anno benedetto. Dio sa quanto vorrei che fosse ancora qui, a combinare i suoi casini imperdonabili. Non riusc\u00ec a lanciare i fiori. In realt\u00e0 non riusc\u00ec nemmeno ad avvicinarsi alle transenne, la gente per poco non gli saltava addosso. Tentativo di distensione miseramente fallito, guerra doveva essere e guerra fu. \u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Loro andarono con Rossi, Tomassi, Barraco, Kadir, Santoro. Noi: Melioli, Battistoni, Stama, Palermo, Aureli. Si, eravamo la squadra pi\u00f9 bassa del campionato. Stama (1.90) marcava le ali di duemetri. Aureli (1.97 e un passato da esterno) rendeva sempre almeno 7-8 centimetri ai centri avversari. Palermo doveva vedersela coi \u201c4\u201d, tutti pi\u00f9 alti di lui. Per\u00f2 in campo volavamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre ai primi cinque giocarono Di Biase e Sandrone Fanna, l\u2019uomo bionico, che resistette stoicamente al dolore per una caviglia gonfia come un cocomero. Per i giovani Faraone (20 anni), Battista-figlio (19) e D\u2019Emilio (19), fatalmente, in una partita come quella ci sarebbe stato spazio solo in caso di estrema necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Aperta parentesi: ora Dante Battista fa l\u2019ortopedico e Carlo D\u2019Emilio il dentista. Ditelo ai pappamolla di oggi che \u201cNon vengo all\u2019allenamento perch\u00e9 devo studiare\u201d. Chiusa parentesi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il piano partita di Domenico Sorgentone era il solito capolavoro di tattica. Anche a livelli pi\u00f9 alti non ho mai conosciuto nessun altro che prepara le partite cos\u00ec. Gli \u201c<em>one on one<\/em>\u201d delle loro due punte di diamante, Tommy e Peppe, si infransero contro il muro delle nostre rotazioni difensive. Maurizio Palermo saliva a prendere i rimbalzi fino in cielo. In campo aperto Melioli, Stama e Battistoni sembravano le frecce tricolori. A met\u00e0 campo giocammo con una fluidit\u00e0 impressionante. Altro che tensione da playoff. In quella bolgia dantesca, l\u2019impresa di restare calmi e lucidi la facemmo noi.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019intervallo eravamo avanti di 8. All\u2019inizio del secondo tempo (i quattro quarti sarebbero arrivati solo 12 anni dopo) piazzammo un break terrificante e volammo a +17. Palestrina era in ginocchio. Io quasi non ci credevo. Per qualche attimo feci anche la \u201csomarata\u201d di perdere il contatto mentale con la partita e mi sorpresi a contare i minuti che mancavano, sperando che finisse presto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pubblico schiumava rabbia. Realizzammo di aver vinto quando Marco Aureli, che non aveva certo il tiro pesante tra le sue specialit\u00e0, mise una tripla. Non ci giurerei, ma mi sembr\u00f2 di sentirlo sghignazzare: \u201cLa bomba\u2026!\u201d, col suo tipico accento cantilenato pesarese.<\/p>\n\n\n\n<p>Verso la fine Palestrina risal\u00ec a -12, ma ormai era fatta. Mentre si giocavano gli ultimi, inutili spiccioli di partita pensavamo solo a come guadagnare gli spogliatoi. Di fronte a noi e alla nostra sinistra decine e decine di tifosi prenestini, in preda a furore cieco, erano in piedi a bordo campo, pronti all\u2019invasione.<\/p>\n\n\n\n<p>A pochi secondi dalla fine Palestrina segn\u00f2 l\u2019ultimo canestro, quello che fissava il punteggio finale sull\u201982-92 per noi, con un irreale 3 contro 0. Non c\u2019era difesa, perch\u00e9 i cinque in campo quatti quatti si stavano prudentemente avvicinando all\u2019uscita. Ovviamente anche noi in panchina gi\u00e0 da qualche secondo ci preparavamo a scattare verso il tunnel. Alla sirena finale, o forse qualche attimo prima, sprintammo puntando gli spogliatoi. E in quel preciso istante si scaten\u00f2 l\u2019inferno.<\/p>\n\n\n\n<p>Vidi con la coda dell\u2019occhio l\u2019orda urlante che invadeva il campo. Misi la lavagnetta sulla testa e corsi pi\u00f9 veloce che potevo. Sentii distintamente tre o quattro tonfi sordi sulla lavagna: dagli spalti piovevano monete, accendini, bulloni, di tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>I tifosi di casa ci raggiunsero proprio all\u2019ingresso del corridoio degli spogliatoi. Per fortuna c\u2019erano i carabinieri a proteggere la ritirata. Lo scontro fu simile a quelli tra le fanterie nemiche che si vedono nei film. I militi resistettero all\u2019urto. Qualcuno di noi era gi\u00e0 in salvo, altri no. Tra i ritardatari c\u2019era Dante Battista, ormai circondato: lo salv\u00f2 un ufficiale dell\u2019Arma, strappandolo ai teppisti con una serie incredibile di mosse tipo arti marziali. Mentre ero ormai nel corridoio vidi Matteo Fusco, il masseur, che era scivolato andando a sbattere sulla gabbia dei palloni. I prenestini gli erano gi\u00e0 addosso per prenderlo a calci. Tornai indietro e afferrai la sua mano tesa, trascinandolo fuori dalla mischia.<\/p>\n\n\n\n<p>Fallito il primo assalto, un altro gruppo di tifosi tent\u00f2 di raggiungere gli spogliatoi passando dall\u2019ingresso opposto. Per fortuna la porticina era stretta, ci passava una sola persona per volta: l\u2019incauto che prov\u00f2 a entrare per primo si trov\u00f2 si fronte i 100 chili di muscoli di Maurizio Palermo, che non a caso avevamo ribattezzato \u201cmassiccione\u201d. Palermo colp\u00ec il malcapitato con un destro in pieno petto, mandandolo a gambe levate. Con l\u2019aiuto dei dirigenti di Palestrina ci barricammo dentro. Ci contammo. Eravamo tutti. Tranne qualche graffio stavamo tutti bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Badammo a stare lontani dalle finestre, fuori quelli che avevano promesso sassate stavano mantenendo la parola. Potevamo finalmente abbracciarci, pazzi di gioia. E il piccolo spogliatoio di Palestrina rimbomb\u00f2 delle nostre urla di vittoria. <strong>(3. Continua)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FLASHBACK La finale invisibile (3.) Il riscaldamento si svolse in un clima rovente, al limite dell\u2019intimidazione fisica. I dirigenti di Palestrina, nel tentativo di stemperare gli animi, consegnarono ai nostri mazzi di fiori da lanciare sugli spalti in segno di distensione. I fiori erano biancoazzurri, legati con un nastro arancio-verde. 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