{"id":1323,"date":"2025-08-19T13:55:18","date_gmt":"2025-08-19T13:55:18","guid":{"rendered":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=1323"},"modified":"2025-08-20T12:00:04","modified_gmt":"2025-08-20T12:00:04","slug":"like-a-cheetah","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=1323","title":{"rendered":"Like a cheetah"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"352\" height=\"352\" src=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-335\" style=\"object-fit:cover;width:280px;height:280px\" srcset=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo.jpg 352w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo-300x300.jpg 300w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 352px) 100vw, 352px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>Like a cheetah<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Roscoe Pondexter non era altissimo. Due metri e 01, dicevano le guide, una roba giusta per il suo ruolo di ala. Per\u00f2 era grosso. Tanto grosso. E con la faccia da cattivo. In giro per Roseto inceneriva con terribili occhiatacce quelli che lo guardavano troppo insistentemente. \u201cNon devi arrabbiarti\u201d, lo rassicuravano, \u201cti guardano perch\u00e9 sei alto\u201d. \u201cNo\u201d, bofonchiava lui, \u201cmi guardano perch\u00e9 sono nero\u201d. La cordialit\u00e0 non era esattamente la sua qualit\u00e0 pi\u00f9 spiccata. Quella mattina Pondexter era sul pianerottolo a met\u00e0 tra il suo appartamento e quello di Rita Giunco. Piedi scalzi, canottiera bianca che conteneva a malapena due deltoidi grossi come palle di cannone, slip. Nient\u2019altro. Rita, sull\u2019uscio di casa sua, se la rideva: \u201cRoscoe, ma che ci fai sulle scale in mutande?\u201d. Lui, divertito: \u201cRu\u00eccia, tu non piace mie gambe?\u201d. Chiamarle gambe era riduttivo, i quadricipiti del colosso\/molosso erano grandi come il mio torace. Io ero l\u00ec, imbarazzato e anche un po\u2019 preoccupato. Il bronzone di Riace in canottiera gi\u00e0 di suo non era rassicurante. In pi\u00f9, mi avevano affidato un incarico che non mi lasciava affatto tranquillo.<\/p>\n\n\n\n<p>24 ORE PRIMA<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina precedente, Vittorio Fossataro mi aveva convocato in sede. \u201cDevi fare una cosa importante. Domattina scade il permesso di soggiorno di Doris, la moglie di Pondexter. Tu la vai a prendere a casa e la accompagni a Teramo, in Prefettura. Non devi preoccuparti di nulla, lei ha tutti i documenti pronti, conosce gli uffici e sa gi\u00e0 cosa deve fare. La porti a Teramo, la riaccompagni a casa e stop\u201d. Vittorio, per quei due o tre che non lo sanno, era un dirigente storico di Roseto. Rita Giunco era la segretaria della Societ\u00e0. La famiglia Pondexter (Roscoe, Doris e il piccolo Jason; Quincy, futura star dell\u2019Nba, e Myisha non erano ancora nati) era stata alloggiata nell\u2019appartamento sopra a quello di Rita. Era settembre o forse ottobre del 1982. Roseto pochi mesi prima era tornata in serie A2 dopo 25 anni, il nuovo sponsor Cover Jeans aveva la faccia simpatica di Mimmo Colatriano, in citt\u00e0 c\u2019era grande fermento. Gli americani \u201cSly\u201d Norris e Pondexter facevano sognare i tifosi. \u201cVa bene\u201d, dissi a Fossataro, \u201cci penso io\u201d.\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>ALL\u2019UNA? IMPOSSIBILE<\/p>\n\n\n\n<p>Doris era un pezzo di donna alta forse un metro e 75. Fisico da fotomodella. Pelle color ebano. Bellissima. Dicevano che le sue lezioni di aerobica, nella palestra del prof. Giancarlo Verrigni, riscuotessero un successone. Se il marito non passava inosservato, figuriamoci lei. Roscoe, Rita e io eravamo l\u00ec sulle scale ad aspettare. Finalmente scese. Capelli nerissimi e lunghissimi, raccolti in infinite treccine rasta. Truccata impeccabilmente. Abitino variopinto, corto fino a ben sopra il ginocchio. Scarpe rosse tacco 12, che la rendevano alta almeno come me. Uno schianto. \u201cI\u2019m ready!\u201d, disse, sorridendo a 32 denti. Ovviamente bianchissimi, che te lo dico a f\u00e0. Bacetto di prammatica col marito. Poi lui cambi\u00f2 espressione, si fece serio, mi guard\u00f2 fisso. E fissando me, col suo vocione baritonale si rivolse a sua moglie. In italiano, per essere certo che io capissi. \u201cDoris, prima dell\u2019una a casa\u201d. Il tono non ammetteva repliche. Istintivamente, guardai l\u2019orologio. Pi\u00f9 tardi, sulla mia Dyane 6 di allora, esternai a miss Roseto la mia preoccupazione: \u201cDoris te lo dico, \u00e8 impossibile che torniamo all\u2019una, per quell\u2019ora non ce la faremo mai!\u201d. Lei non si scompose, anzi sorrise: \u201cQuesto \u00e8 tuo problema, non mio\u201d. Accelerai.<\/p>\n\n\n\n<p>GHEPARDO O PANTERA<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivammo, la feci scendere davanti alla Prefettura, aspettai. Torn\u00f2, tutta frettolosa: \u201cDevo fare fotocopie. Ma presto!\u201d. Ti pareva che non ci fosse un intoppo. C\u2019era una fotocopiatrice pubblica in fondo a Corso San Giorgio, sotto i portici di Fumo. Forse qualcuno se la ricorda. Ci avviammo a passo svelto. Cio\u00e8, io mi avviai a passo svelto. Lei, nonostante i tacchi, prese proprio a correre. \u201cDoris, aspettami!\u201d. \u201cCorri! Fa bene a cuore!\u201d. E certo, come no. Correva come una dannata. Io solo due anni prima avevo rischiato di perdere la gamba sinistra, non so se mi spiego. Ma il problema vero era che sul Corso di Teramo c\u2019erano parecchie persone che conoscevo, magari dell\u2019ambiente del basket. E tutte, dopo aver strabuzzato gli occhi alla vista di Doris, tentavano di fermarmi per capire chi era quella panterona nera e per guardarla pi\u00f9 da vicino. \u201cScusami, abbiamo fretta!\u201d, rispondevo io, arrancando per tenere il passo dell\u2019afroamericana con le treccine. Arrivammo in fondo al corso. \u201cYou run like a cheetah\u201d,\u00a0 le dissi ansimando. Succedesse oggi direi \u201clike a panther\u201d, sarebbe anche pi\u00f9 in tema con Roseto. Lei faceva le fotocopie e rideva.<\/p>\n\n\n\n<p>COME STA TUA MADRE?<\/p>\n\n\n\n<p>Tornammo che l\u2019una era passata da pochi minuti. Il tempo di farla scendere e me ne andai, il ritardo era lieve ma non mi andava di incrociare lo sguardo truce di Roscoe. Molti anni dopo, Rita mi disse: \u201cMa lo sai che ho rintracciato Doris su Facebook? Sta bene e ricorda sempre volentieri l\u2019anno di Roseto\u201d. Le chiesi l\u2019amicizia anch\u2019io, poi le scrissi su Messenger. Di quel giorno ricordava tutto. Mi scrisse che voleva tornare in Italia col figlio Quincy, per fargli vedere dove aveva giocato suo padre. Ma il progetto non \u00e8 mai andato in porto. Un giorno\u00a0mi scrisse: \u201cCome sta tua madre?\u201d Che stranezza. Mia madre, com\u2019\u00e8 ovvio, Doris\u00a0 non l\u2019aveva mai neanche\u00a0 lontanamente conosciuta. \u201cE\u2019 morta da anni\u2026\u201d.\u00a0 \u201c<em>Oh\u2026 I\u2019m sorry. She was a lovely woman<\/em>\u201d. Chiss\u00e0 con chi mi stava confondendo. Chiusi la conversazione, con un po\u2019 di tristezza.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Like a cheetah Roscoe Pondexter non era altissimo. Due metri e 01, dicevano le guide, una roba giusta per il suo ruolo di ala. Per\u00f2 era grosso. Tanto grosso. E con la faccia da cattivo. 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