{"id":1005,"date":"2025-06-04T22:38:33","date_gmt":"2025-06-04T22:38:33","guid":{"rendered":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=1005"},"modified":"2025-06-29T11:04:50","modified_gmt":"2025-06-29T11:04:50","slug":"prima-i-pugni-poi-loro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/glistranisietevoi.it\/?p=1005","title":{"rendered":"Prima i pugni, poi l&#8217;oro"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"352\" height=\"352\" src=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-335\" style=\"object-fit:cover;width:280px;height:280px\" srcset=\"https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo.jpg 352w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo-300x300.jpg 300w, https:\/\/glistranisietevoi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/FB-imm-profilo-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 352px) 100vw, 352px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>Prima i pugni, poi l&#8217;oro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Limoges, 30 maggio 1983. Agli Europei l\u2019Italia affronta la favoritissima Jugoslavia, per l\u2019accesso alla semifinale. Loro fanno paura: Cosic, Dalipagic, Kicanovic, Slavnic e pure un ragazzino terribile di soli 19 anni, tale Drazen Petrovic. \u201cCome fermeremo i fortissimi attaccanti jugoslavi?\u201d, avevano chiesto a coach Sandro Gamba prima della partita. Gamba il duro non si smentiva mai: \u201cCon la pistola\u201d. Voleva dire che contro fuoriclasse di quel calibro ci sarebbe stato bisogno di tonnellate di energia difensiva. Spari non ce ne furono. Cazzotti si. Riavvolgiamo il nastro. Partita dura, all\u2019intervallo la Jugo \u00e8 +6. Nel secondo tempo (non c\u2019erano ancora i 4 quarti), i nostri ingranano la sesta e sorpassano. A circa sei minuti dalla fine scontro tra il nostro Gilardi e Petrovic, che finisce a terra. Pace all\u2019anima sua, ma conoscendone la teatralit\u00e0 non posso non sospettare che abbia accentuato il contatto. Peter Vilfan ha la bella idea di andare a sfidare faccia a faccia Gilardi. Immediatamente l\u2019adrenalina travasa e le panchine si fiondano in campo. Meo Sacchetti senza tanti complimenti afferra Vilfan per i capelli e lo trascina via. Parte inevitabilmente Dino, mostra i pugni e incalza Vilfan, che d\u00e0 un bel saggio di come si corre all\u2019indietro. Intanto Zizic rifila uno spintone a Sacchetti, mentre qualcuno (Marzorati, il massaggiatore Galleani) tenta di calmare gli animi. I giocatori in effetti provano a spiegarsi tra loro, c\u2019\u00e8 ressa, ma non ancora rissa. Poi per\u00f2 ci pensa Dragan Kicanovic ad accendere il fuoco. Di colpo tira un calcione nei testicoli a Renato Villalta, un altro che non porgeva certo l\u2019altra guancia. Villalta va a terra, si rialza in un lampo e corre all\u2019inseguimento di Kicanovic, che scappa a gambe levate. Riparte ovviamente Dino, ansioso di menare le mani. Ma soprattutto si lancia Sandro Gamba, il coach con pi\u00f9 temperamento che l\u2019Italia del basket abbia mai conosciuto, deciso a fare giustizia. \u201cQuando Kicanovic ha colpito Villalta\u201d, racconter\u00e0 Sandro il duro qualche anno dopo, \u201cho fatto uno sprint per raggiungerlo\u201d. Litigare con Gamba non era consigliabile, anche se all\u2019epoca aveva 51 anni. Il 3 giugno di quest\u2019anno ne ha compiuti 93. Quella volta che si butt\u00f2 nella mischia molti ne furono sorpresi. Non io, che su questo Blog ho gi\u00e0 riportato sull\u2019argomento un pensiero di Cesare Rubini: \u201cMi basta Gamba al mio fianco e non ho paura di nessuno\u201d. Il grappolo si form\u00f2 -come spesso accade- sulle prime file dei seggiolini a bordo campo. Bagarre totale. Volarono pugni, tra gli azzurri Dino, Villalta e il \u201cMarine\u201d Bonamico erano i clienti meno raccomandabili. Qualcuno colp\u00ec Dino alle spalle, era l\u2019unico modo. Lui si gir\u00f2, il coraggioso era tale Grbovic, che per difendersi dalla inevitabile rappresaglia corse verso la panchina e dalla borsa del massaggiatore sfil\u00f2 un paio di forbici. Piacendo a Dio la polvere si dirad\u00f2 e per fortuna sul campo di battaglia non si registrarono feriti gravi. La Nazionale aveva comunque dato grande dimostrazione di compattezza, pi\u00f9 di un azzurro raccont\u00f2 che quell\u2019episodio aveva reso lo spogliatoio cemento armato. La vittoria sui \u201cPlavi\u201d (cio\u00e8 azzurri, pure loro, ma quel giorno giocavano in bianco) fu netta, 91-76. Poi a Nantes l\u2019Italia travolse l\u2019Olanda in semifinale ed ebbe la meglio sulla Spagna di San Epifanio e Corbal\u00e0n nella finale per l\u2019oro, con i baci di Caglieris al pallone che sarebbero rimasti nella storia. Kicanovic, assai criticato per il calcio a tradimento a Villalta, era reduce da due anni come straniero alla Scavolini Pesaro. Dopo quegli Europei dichiar\u00f2: \u201cIn Italia non torno pi\u00f9. Per me ormai \u00e8 un Paese nemico\u201d.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima i pugni, poi l&#8217;oro Limoges, 30 maggio 1983. Agli Europei l\u2019Italia affronta la favoritissima Jugoslavia, per l\u2019accesso alla semifinale. Loro fanno paura: Cosic, Dalipagic, Kicanovic, Slavnic e pure un ragazzino terribile di soli 19 anni, tale Drazen Petrovic. \u201cCome fermeremo i fortissimi attaccanti jugoslavi?\u201d, avevano chiesto a coach Sandro Gamba prima della partita. 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